La rincorsa del Mozambico a Sudafrica 2010
E infine il giorno è arrivato. Un'intera nazione si è fermata. Da giorni la notizia principale dei telegiornali e dei quotidiani è la partita di calcio con la Nigeria. Lo stadio di Maputo è già pieno dalla mattina. La diretta radiofonica va avanti da ore. Tutti a sostenere i mambas (letteralmente il mamba è un serpente, tra i più spaventosi e velenosi), come se dipendesse dalla convinzione e dalla presenza dei tifosi, anche il risultato. Non è illusione. E' speranza. Le radio, anche quelle comunitarie distribuite nei territori più lontani, si sono collegate e trasmettono la cronaca dell'attesa e poi dell'incontro con i paurosi fratelli nigeriani. Sono grandi, fortissimi. «Quelli non si fermano davanti a nessuno e noi mozambicani, si sa, siamo inclini alla pace e stanchi della guerra. Quindi le prenderemo».
Dopo la fuga e il terrore, i più giovani hanno deciso di tornare in Sudafrica perché non possono rinunciare al lavoro e al sostegno delle famiglie. Per queste infatti, le rimesse costituiscono una concreta possibilità di vita decente. Spesso l'unica per poter mandare i figli a scuola, nutrirsi, curarsi. A nord nel Mediterraneo, confine con la «fortezza Europa», affonda la speranza di tanti africani ma pure qui, nell'estremo geografico opposto del continente, si elevano muri e si rimandano al mittente i figli dello stesso continente.
Inizia la partita. Palla ai nigeriani ed è un unico grande «buuu» che accompagnerà ogni loro azione. Al secondo minuto i mambas fanno il primo tiro in porta e il pubblico comincia a credere che l'impresa sia possibile. Al 4' fallo dei nigeriani e punizione dai 35 metri ma la precisione del tiro o del passaggio (nessuno lo capisce) lascia alquanto a desiderare. Il telecronista, che non ha nessuna intenzione di essere imparziale, commenta: «E' un fiume in piena, il cuore che spinge i nostri leoni». Fa un caldo insopportabile. Il piccolo centrocampista Domingues si getta come un rinoceronte all'attacco. Nonostante l'evidente superiorità tecnica dei nigeriani, lui prova a bucare la griglia che per tutta la partita gli ospiti saranno costretti a tenere per non subire gol. I mambas sono consapevoli della propria inferiorità ma galvanizzati da un allenatore che ha saputo risvegliare un orgoglio di squadra che prima non c'era. «Una volta in America c'era un signore chiamato Martin Luther King che disse: 'Io ho un sogno'. Beh anche noi abbiamo diritto a sognare con un minimo di realismo. Il nostro sogno è giocare i primi mondiali ospitati dall'Africa». L'olandese Mart Nooij allena il Mozambico dall'inizio del 2007 e l'anno scorso ha guidato i mambas a una clamorosa vittoria sulla Costa d'Avorio di Didier Drogba. Ci sono calciatori del Mozambico che giocano in squadre europee, ma come dicono qui in categorie inferiori, campionati di seconda fila, ad eccezione del giovane Simao Mate Junior che gioca titolare nel Panatinaikos e che i bene informati sostengono interessi alla Juve. Sullo schermo scorrono gli sms di incitamento del pubblico. Chi prega per un 2-0, chi saluta la fidanzata o fa gli auguri alla mamma. La maggioranza è convinta di vincere «A Vitoria è nossa!». Dalla forza della volontà arriva anche il gol ma viene annullato, per fuorigioco. Ma è quanto basta per convincersi che la porta della Nigeria non è d'acciaio.
Quando le Super Aquile riescono a bucare la barriera difensiva dei mambas però, il brivido corre lungo la schiena e il pubblico si ammutolisce terrorizzato. Cala improvvisa la depressione, quasi a dire «ci abbiamo provato, abbiamo dimostrato la nostra generosità, ora ci arrendiamo». Ma ci vuole poco a riaccendere i mozambicani, un popolo che ha sempre fretta, troppa per riuscire a concretizzare. Provano e riprovano, con tiri anche da fuori area, su indicazione del coach che varia gli schemi e cerca di confondere l'avversario. Sembra il Genoa di Gasperini, generosissimo, che non lascia mai nulla di intentato. Ai mambas però manca il bel gioco del grifone e la generosità non sempre basta. Si va al riposo con un nulla di fatto ma come dicono qui, di fatto c'è già molto. Perché da giorni il pubblico si preparava, facendo quasi un'operazione di training autogeno collettivo, per accettare un concetto: «quel che conta è non essere umiliati, soprattutto in casa». I giocatori tornano in campo dopo aver fatto il pieno di acqua fresca e integratori per riprendere la lotta. Per scrivere un'altra pagina di storia. I nigeriani da subito sembrano nervosi e cominciano a provocare. Qualche spintone di troppo. Forse hanno capito che la caparbietà dei mozambicani non si sconfigge solo con la superiorità tecnica e questo li spazientisce. La partita continua in questo equilibrio difficile: il cuore contro l'esperienza. Diventa azzardato dare per scontata la vittoria dei grandi favoriti. Anche i mambas son cambiati e paiono un po' meno intimoriti. Fanno lanci più misurati, sono più lucidi, costruiscono di più l'azione non affidando al caso la conclusione. Quel caso che ha fatto sì che molte azioni del primo tempo si perdessero per strada. E' entrato il giovane Luis, più affidabile sulla fascia sinistra e ogni tanto si vede un'azione ordinata e studiata a tavolino. Pure il cronista cambia tono e la foga iniziale lascia spazio al confronto con gli avversari. La seleçao continua ad attaccare e Dario, il capitano, duetta con Domingues recuperando palloni a tutto campo e avventurandosi in dribbling vincenti ma la triangolazione con il resto dei compagni di squadra si ferma sempre sul più bello.
Quando meno te lo aspetti, arriva il contropiede nigeriano che fa venire un infarto ai difensori sbilanciati paurosamente in avanti. Per fortuna il portiere Kapango riesce ad allungare la mano al limite del possibile e devia in corner un forte tiro dell'attaccante Odiah. A tratti il gioco si fa più bello e non si sa come i mambas sembrano come moltiplicarsi. Sono ovunque e sempre. Paiono per paradosso avere più energie dei nigeriani che mostrano segni di sfinimento. Arriva di nuovo una rete dei padroni di casa. Annullata anche questa per fuorigioco. I mambas sono educati e non reclamano il riconoscimento del gol parso a tutti regolare. La partita si chiude 0-0. Per il Mozambico è un grande risultato. Il secondo gol annullato resterà sicuramente, per anni, argomento di discussione. Il primo assistente dell'allenatore della nazionale mozambicana dichiara alla radio che «in Nigeria nessuno si sarebbe azzardato ad annullare un gol simile ai nigeriani. E comunque il secondo era pulito. Non c'era alcun fuorigioco. Abbiamo dimostrato che ce la possiamo fare». Hanno fermato la grande Nigeria arrivata qui con la certezza della vittoria in tasca. La gente per strada, nello stadio, applaude e festeggia in piedi. Non solo non c'è stata umiliazione, ma c'è stato coraggio. Uno striscione riportava «Yes we can!» e andare in Sudafrica è ancora possibile.
Il commento dell'allenatore nigeriano, Shaibu Amodu, rende merito agli eredi del grande Eusebio: «Sono stati bravi a impedirci di giocare. E'stata una partita molto difficile». Parole che inorgogliscono e infatti, il giorno dopo il titolo del quotidiano principale è «Mambas audaci, offuscano i nigeriani». Nooij è soddisfatto, il sogno continua. Sembra pure lui uscito dagli spogliatoi del Genoa, tale quale a Gasperini. «Noi giochiamo affrontando una partita per volta. Senza montarci la testa. Non guardo quello che fanno le altre squadre, siamo concentrati a lavorare e costruire la nostra. La qualificazione è ancora da conquistare e bisogna stare coi piedi per terra». A giugno li aspetta il doppio confronto con la Tunisia (vera favorita del girone) e il Kenya. Ci sarà tempo per recuperare il principe dell'area di rigore, Tico Tico, che con la Nigeria è rimasto fuori per infortunio. Come El Principe Milito. Questo gruppo ricorda davvero il Genoa, per quel tratto da squadra di lavoratori generosi che non si montano la testa ma che col cuore giocano ogni partita. Il Grifone sogna la Champions League, i mambas un biglietto per il Sudafrica. Per la dignità e l'orgoglio del popolo mozambicano.

