25 marzo 2019

Disperazione, fame e sete dopo il ciclone


In Mozambico non è passata la fase critica dopo il ciclone Idai che ha devastato le regioni centrali nella notte del 14 marzo, colpendo la città portuale di Beira (la seconda città del Mozambico) e centinaia di villaggi situati nelle zone rurali della regione. 
Il 90% degli edifici sono stati danneggiati, le vie di strade interrotte, migliaia di ettari allagati.

21 marzo 2019

Ciclone Mozambico: aggiornamento 21 marzo





Iniziato il piano di aiuto alimentare per 400mila persone residenti nella città di Beira e dintorni da parte del PMA (Programma Mondiale dell’Alimentazione). Attualmente vi sono alimenti per 3/4 giorni. 
È in corso anche l’allestimento di centri di accoglienza per coloro che perso la casa.

Si moltiplicano i saccheggi
nelle case abbandonate e le aggressioni alle persone nelle ore serali, complice la mancanza di illuminazione.


Il costo dei pochi prodotti alimentari rimasti nella città di Beira è aumentato a dismisura. Scarseggia la farina e una singola forma di pane, che normalmente si vendeva a 5 mtc (circa 10 centesimi di euro) si vende ora a 50/70 mtc (circa 80 cent/1 euro). Lunghe file nei pochi panifici rimasti aperti. 

Il numero esatto di vittime è ancora incerto. Le cifre vengono aggiornate quotidianamente man mano che si raggiungono comunità rimaste isolate. Al 20 marzo le vittime sono oltre 250.

Funzionari del governo portoghese hanno raggiunto Beira per accertarsi della situazione in cui si trovano le centinaia di cittadini portoghesi residenti (circa 300), molti dei quali hanno perduto l’abitazione. Di circa 30 cittadini portoghesi non vi sono ancora notizie. 


Sono in attesa oggi 22 marzo, due aerei dell’esercito portoghese con militari, medici e personale umanitario.
Tre navi con alimenti e medicinali sono in arrivo dall’India, medici e infermieri indiani arriveranno entro domenica prossima.


Corsa contro il tempo per salvare le persone che hanno trovato rifugio sugli alberi o sui tetti delle case, circondati dall’acqua dei fiumi esondati. Il Sudafrica ha inviato altri elicotteri. Le piogge che stanno continuando in tutta la regione ostacolano i soccorsi. Molte località non sono ancora state raggiunte.

Secondo una prima sommaria valutazione, sarebbero andare distrutte 23mila abitazioni, 30 unità sanitarie e 510 edifici scolastici. L’Unicef valuta in circa 600mila le persone colpite dal ciclone, di cui 265 sono bambini.

Il ministero della Sanità stima come molto probabile nei prossimi giorni un’epidemia di colera. L’ospedale centrale è parzialmente operativo e molti feriti stanno morendo per mancanza di cure

Il governo mozambicano ha decretato da oggi 21 marzo tre giorni di lutto nazionale per le vittime del ciclone. e rivolto appelli a tutta la comunità internazionale per fare giungere aiuti.

La Cooperazione italiana ha disposto un volo umanitario in risposta all’emergenza del ciclone in Mozambico. Il volo è partito dalla Base di pronto intervento umanitario delle Nazioni Unite di Brindisi con un carico di attrezzatura di primo soccorso e assistenza per la popolazione colpita.





Intervista al sindaco di Beira, Daviz Simango  
A cura di DW News






DW Africa: Può descrivere la situazione della città di Beira dopo il ciclone?
Daviz Simango: Abbiamo infrastrutture pubbliche e private, scuole, ospedali e case distrutte. Il settore economico è stato fortemente colpito, i magazzini, i negozi e le bancarelle dei mercati informali sono stati distrutti. Non abbiamo comunicazioni, non abbiamo acqua e stiamo affrontando la speculazione dei prezzi da parte di alcuni venditori. La città è al buio, è diventata una città fantasma di notte, è estremamente doloroso. Stiamo facendo il possibile per aprire le vie cittadine dagli alberi caduti. Sono crollati anche i lampioni e le antenne dei telefoni.

DW: Quali sono le necessità della popolazione ora?
DS: Le necessità più urgenti riguardano il cibo e le coperture delle case rimaste senza il tetto. La gente non sa dove dormire e ha bisogno di acqua, stoviglie, vestiti. E sta continuando a piovere.

DW: L'epidemia di colera è attesa a breve. Gli ospedali sono pronti ad affrontarla?

DS: I centri sanitari in città non hanno energia elettrica. L’ospedale centrale è attivo al 50%. Molte persone stanno morendo perché non possono essere curate.

DW: dopo questo ciclone crede che la città di Beira sarà la stessa di prima?
DS
: La città è distrutta, dobbiamo ripartire da zero e dobbiamo prepararci. Molti paesi dopo le guerre mondiali sono stati ricostruiti e Beira deve risorgere dalle ceneri perché la città è davvero distrutta.

DW: uno studio condotto alcuni anni fa prevede che la città di Beira scomparirà entro il 2030 a causa dell’erosione e dal fatto di essere stata costruita su uno strato di fango. Questa catastrofe è stata un primo grande colpo in quella direzione?
DS: Questo era un ciclone, un evento imprevedibile. Stiamo parlando di venti dell'ordine di oltre 200 km orari. Nessuna infrastruttura resiste a tale velocità.
DW: il suo comune possiede le capacità per il recupero?
DS:
Nessun territorio o paese che attraversa una tale situazione possiede queste capacità, quindi non parliamo del comune che si riprenderà da solo. Tutti gli aiuti che arrivano confluiscono al governo centrale. La ricostruzione dipenderà dal governo.


Il testo originale qui 



 

Operazioni di soccorso 




                                  Immagini della città di Beira

20 marzo 2019

Famiglie senza cibo


«Il cibo per molte famiglie è già un’emergenza, ma anche in città oltre ai prezzi ulteriormente rialzati, le scorte sono limitate perché molti magazzini e negozi sono stati scoperchiati e le derrate alimentari perdute». 

È quanto racconta il Vescovo di Beira, mons. Claudio Dalla Zuanna, la città distrutta dal ciclone che lo scorso 14 marzo si è abbattuto su Mozambico, Zimbawe e Malawi. 
Il fragile tessuto urbano e sociale della città di Beira e dell’area lungo il “corridoio di Beira”, dove vive circa un milione di persone, nella notte tra giovedì 14 e venerdi 15 marzo è stato scosso da un uragano di forza 4 su una scala di 5, con venti attorno ai 200Km all’ora – racconta il Vescovo -. Nella città: edifici scoperchiati e vetri in frantumi, alberi sradicati o spezzati, tralicci elettrici e antenne telefoniche abbattuti, nella periferia molte case abbattute. Le vittime di cui siamo a conoscenza sono varie decine, ma è difficile avere dei dati esatti perchè le reti telefoniche non funzionano e lo stato non ha la capacità di fare una raccolta dati».

19 marzo 2019

Emergenza Mozambico


“Stanno scaricandosi i telefonini ed è andata via la corrente. Aspetto che ritorni per richiamarvi e darvi notizie aggiornate. Da poco ha iniziato a piovere e il vento sta crescendo. Ma per ora tutto bene. State tranquilli. A più tardi.”
Questo l’ultimo colloquio telefonico con uno dei nostri animatori, Carlitos, al quale chiedevamo notizie del ciclone in arrivo. Era giovedì 14 ed erano da poco passate le 18. Da allora è sceso il silenzio.

14 marzo 2019

Il popolo delle Ong: quanti sono e chi sono




Carlo, Gabriella, Matteo, Paolo, Maria Pilar, Virginia, Rosemary, Sebastiano, i nostri connazionali morti nel disatro aereo in Etiopia, rappresentano un pezzo d’Italia, quella capace di globalizzare la solidarietà invece dell’indifferenza. Oltre 20 mila occupati, più di 80 mila volontari attivi, 1,1 milione di individui donatori