11 marzo 2007

Inondazioni in Zambezia: ritornano gli sfollati

L’Istituto Nazionale per la Gestione delle Calamità Naturali (INGCN) inizierà a breve le attività per il ritorno alle località di origine, o in località alternative, delle 107.530 vittime delle inondazioni dello Zambezi che attualmente sono ospitate in 70 centri di accoglienza organizzati nelle province di Sofala, Zambezia e Tete. In queste attività sono coinvolti ambientalisti, ingegneri, volontari e funzionari dello stato. Il coordinatore del Centro Nazionale Operativo d’Emergenza per la località di Caia, Simiro Sande, ha affermato che vi è una grande aspettativa tra le comunità colpite dalle inondazioni per il ritorno definitivo alle loro località o in località alternative. La maggior parte di coloro che vivono nelle località colpite dalle inondazioni, località situate ai margini del fiume o nelle isole del delta, hanno manifestato la volontà di stabilirsi in altre zone. Per ridurre il rischio di altre inondazioni, i governi provinciali di Sofala, Manica, Zambezia e Tete, hanno attribuito, ciascuno nella propria area, delle aree che verranno assegnate ad una parte delle famiglie colpite dalle inondazioni che, avvenute tra il 7 e il 17 febbraio scorsi, hanno provocato l’allontanamento di circa 222.000 persone dalle loro abitazioni, di cui circa 107.000 ospitate in 70 centri di accoglimento. Simiro Sande ha inoltre affermato che è ripreso il ponte aereo per rifornire le vittime di alimenti ed altri generi di conforto, dopo la sospensione dovuta al maltempo. I quattro elicotteri messi a disposizione dal Governo nella sola giornata di ieri, hanno trasportato oltre 60 tonnellate tra alimenti, tende, medicinali e coperte nei centri lungo lo Zambezi.