22 maggio 2007

Catastrofe prevista

La tragedia del 22 marzo che ha provocato, ufficialmente, 105 morti e 515 feriti, è stata una delle maggiori catastrofi accadute dopo la fine della guerra civile. Si calcola che le esplosioni abbiano lanciato in un'area di circa 10 chilometri ed in quattro ore, circa 5.000 proiettili di ogni dimensione, una situazione peggiore che la guerra in Irak dove, nei primi giorni, gli americani lanciavano una media di 875 proiettili al giorno. Le esplosioni hanno distrutto, in parte o parzialmente, infrastrutture commerciali, scuole, ospedali ed abitazioni.
Il portavoce del Minitero della Difesa, Joaquim Maturaca, ha affermato che sono stati racccolti oltre 4.000 proiettili di vario calibro, circa l'80% del totale di quelli esplosi mentre gli organi di stampa hanno affermato che i militari deceduti a causa dell'esplosione sono stati 27, ma ufficialmente le Forze Armate non hanno divulgato il loro numero.
Nella relazione dell'Istituto sudafricano di Studi Strategici (ISS), si afferma che l'incidente ha dimostrato che il Mozambico non ha eseguito gli accordi relativi al controllo delle armi da fuoco stabiliti dai paesi dell'Africa Australe nel 2002. Tali accordi prevedono che i paesi firmatari, tra i quali appunto il Mozambico, devono “gestire con sicurezza le armi da fuoco in possesso delle Forze di sicurezza” oltre a “distruggere quelle obsolete”.
L'ISS afferma che l'esplosione del deposito di armi di Malhazine è stato causato da un “errore umano” e non, come dichiarato dal Ministero della Difesa mozambicano, dalle elevate temperature e può ripetersi negli altri depositi di armi dove le condizioni di sicurezza sono discutibili. La relazione dell'ISS, pur riconoscendo che la temperatura esterna aveva raggiunto i 35 gradi, afferma che la maggior parte delle esplosioni avvengono per instabilità chimica, acido di rame nei detonatori o detonatori non protetti.

Perchè circa 15 anni dopo l'Accordo di Pace e la fine della guerra civile, non sono sttai distrutte le armi e le munizioni eccedenti od obsolete? Come ha potuto verificarsi un'esplosione di tal genere in una infrastruttura militare appartenente allo Stato? Perchè il deposito d'armi non è stato spostato in una località lontana dalla città?
Il Governo, dopo l'accaduto, è intervenuto rapidamente per aiutare coloro che sono stati danneggiati dall'esplosione ed ha creato un apposito ufficio per la ricostruzione o la riabilitazione delle infrastrutture danneggiate e per il reinserimento sociale delle vittime delle esplosioni. Rimane il dolore di chi ha perso i propri cari e i propri beni, costati anni di sacrificio e di lavoro. Lidia Chissigo, intervistata da un giornale, ha affermato che: “La mia casa è distrutta. La mia famiglia non sa dove andare. Vorrei sapere a chi chiedere i danni. Mi hanno detto di attendere ma non ho più notizie”. Speriamo che il pianto di Lidia, come quello di molti altri, non rimanga inascoltato ma incontri risposte solidali e, soprattutto, risposte che indichino che qualcuno si assumerà la responsabilità di quello che è accaduto.