30 agosto 2007

Angola: nuovi pozzi di petrolio, ma l'acqua manca ancora

Un sottosuolo ricco: le società petrolifere, molte straniere, che lavorano in Angola scoprono continuamente nuovi pozzi. A beneficiare del commercio di queste ricchezze, è però solo una minoranza della popolazione. L’unica, per esempio, che ha accesso all’acqua potabile.
Si sono incontrate, a Luanda, una delegazione dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di Petrolio (l'acronimo inglese è OPEC) con i rappresentanti angolani dell’Opep, per definire le questioni legate al prezzo del petrolio greggio, e per revisionare il rapporto di controllo della produzione nel paese.

Un incontro necessario, dopo le recenti scoperte di nuovi giacimenti nel sottosuolo angolano, due solo nell’ultimo mese. Una coinvolge anche l’italiana Eni, che detiene quote di partecipazione con altre società petrolifere: nella prima settimana di agosto, nel blocco 14, nell'offshore del paese, l’Eni ha comunicato che un nuovo pozzo, il Malange-1, ha prodotto in fase di test circa 7.700 barili al giorno di petrolio di buona qualità. Meno di una settimana fa, inoltre, la Società Nazionale degli Idrocarburi d’Angola (Sonangol), ha annunciato la scoperta di nuove riserve anche nella zona di Gimbôa, nel blocco 4/05. Secondo i primi test realizzati dalla società, il nuovo pozzo produce fino a 5.346 barili di petrolio al giorno.

L’Angola è entrata recentemente nell’organizzazione: dal dicembre 2006 è il 12° membro dell’Opec. Un ingresso a pieno titolo: dell’Opep, nata nel 1960 in Iraq, fanno parte i paesi con le maggiori riserve di petrolio nel mondo, e la produzione di greggio in Angola è stimata, ad oggi, a circa un milione e mezzo di barili al giorno, stima sicuramente destinata a salire. Uno degli obiettivi è quello di unificare la politica petrolifera dei proprio membri.
Ne fanno parte molti paesi del Medio oriente, l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi, l’Iraq, l’Iran, il Kuwait, il Qatar. 4 i paesi africani: oltre all’Angola, anche l’Algeria la Libia e la Nigeria. Completano la lista l’Indonesia e il Venezuela. Egitto, Messico, Oman e Russia sono invece membri dell’organizzazione ma solo come osservatori.
Nonostante il ricco sottosuolo, la maggior parte degli angolani deve confrontarsi quotidianamente con la difficoltà di reperire acqua potabile. A Luanda, dove secondo l’Onu vivono 4 milioni e mezzo di persone, nonostante i censimenti ufficiali parlino di 400 mila abitanti, l’acqua è distribuita con dei camion cisterna, di proprietà di società private, che la prelevano fuori città. Le associazioni umanitarie accusano il governo di non aver utilizzato i ricavi del petrolio e della vendita di diamanti (che nel sottosuolo angolano abbondano) per investire nei servizi pubblici di basi, tra i quali, appunto, l’accesso all’acqua potabile. A Luanda solo una minoranza privilegiata della popolazione può godere di questo servizio.

Fonte: Nigrizia