29 novembre 2007

La diga di Cabora Bassa ritorna al Mozambico

Mozambicane, mozambicani, Cahora Bassa è nostra!”. Queste le parole con cui il Presidente della Repubblica del Mozambico, Emilio Guebuza, ha annunciato il 27 novembre il ritorno della diga idroelettrica di Cahora Bassa, nella Provincia settentrionale di Tete, al Mozambico. Durante la cerimonia, Guebuza ha voluto tingere di sentimenti nazionalisti ed indipendenisti il passaggio di proprietà, sottolineando che con questo atto si elimina l’ultimo bastione del colonialismo in Africa.

Simbolo del potere coloniale, e per questo attaccata ripetutamente dalla guerriglia del Frelimo durante i lavori di costruzione negli anni Sessanta, anche dopo l’indipendenza nel 1975 la diga di Cahora Bassa è rimasta nelle mani della ex-madrepatria, lo Stato portoghese, che deteneva l’82% della proprietà della società di gestione. Durante gli anni delle lotte contro l’apartheid, Cahora Bassa si è trovata a giocare un ruolo nelle travagliate vicende della regione: la diga, sabotata più volte durante la guerra civile, ha continuato a fornire energia elettrica al Sudafrica, mentre gran parte del Mozambico, per mancanza di infrastrutture e disegno strategico e industriale, era (e tuttora è) non elettrificato.

Dopo una lunga negoziazione, sulla base degli accordi presi sotto la presidenza di Joaquim Chissano, la proprietà dell’85% dell’Idroelettrica di Cahora Bassa è passata nelle mani dello Stato mozambicano, in cambio di circa 950 milioni di dollari. Secondo il Ministro dell’energia, Salvador Namburete, "Con i 150 milioni di ricavi all'anno garantiti dalla produzione di energia idroelettrica, pagheremo in 15 anni i debiti contratti per acquistare la diga; una parte delle entrate derivati dalla vendita di energia ai Paesi vicini (10%) sarà destinata all'erario".

La partecipazione alla cerimonia di passaggio di proprietà di quattro capi di Stato della regione, Robert Mugabe dello Zimbabwe, Levy Mwanawasa dello Zambia, Bingo Wa Mutarika, del Malati e Festus Mogae del Botswana, del segretario esecutivo della SADC, il mozambicano Tomaz Salomão, e di rappresentanti dei governi di Sudafrica, Swaziland, Tanzania e Portogallo, sottolinea il ruolo cardine presente e potenziale che la diga gioca nell’approvvigionamento energetico della regione.

La diga è la più grande diga dell’Africa australe, con una capacità installata di 2.075 MW e serve i vicini Zimbabwe e Sudafrica, mentre sono in progetto di costruzione linee di approvvigionamento per Tanzania, Malawi e Zambia. Il passaggio di proprietà presenta importanti sfide per il governo mozambicano: l’elettrificazione delle zone rurali del paese, la gestione in senso virtuoso delle proprie risorse naturali, la gestione delle acque in un paese ciclicamente piagato da inondazioni.

Fonte: Nigrizia