03 aprile 2008

Attesa per il risultato delle presidenziali

Zimbabwe, Mugabe perde la Camera

Il Movimento per il cambiamento democratico (Mdc) ha la maggioranza dei seggi. Ancora nessun dato ufficiale per le presidenziali. Mugabe mollerà la presa? Robert Mugabe, al potere da 28 anni, un primo smacco lo ha portato a casa. Le elezioni del 29 marzo, i cui risultati arrivano a singhiozzo, hanno decretato che lui e il suo partito, l'Unione nazionale africana dello Zimbabwe-Frante patriottico (Zani-Pf), hanno perso la maggioranza dei seggi parlamentari. Infatti, il movimento per il cambiamento democratico (Mdc) di Morgan Tsvangirai ha conquistato 109 seggi su 210 della Camera. In giornata sono attesi i risultati del Senato. Ma l'attesa decisiva riguarda il voto per il capo dello stato. L'Mdc già ieri rivendicava la vittoria di Tsvangirai, ma non ci sono ancora dati ufficiali. Tra gli osservatori, c'è chi prevede una vittoria secca di Tsvangirai e chi pronostica il ballottaggio in quanto nessuno dei due contendenti ha superato il 50% più uno dei voti. Alcune fonti sostengono anche che Mugabe, che ha 84 anni, potrebbe anche scegliere la via del ritiro: potrebbe cioè accettare la sconfitta o non effettuare l'eventuale ballottaggio in cambio di una sorta di immunità che gli consentirebbe di vivere come un cittadino qualsiasi. Sarebbero in corso trattative. In questo contesto d'incertezza, risulta decisivo l'atteggiamento che terranno le forze dell'ordine da sempre schierate a fianco a Mugabe, ma attraversate recentemente da divisioni e tentennamenti. Intanto, il 30 aprile, quattro agenzie internazionali di sviluppo – Progressio, Trocaire, Tearfund e Fepa – si sono appellate alla comunità internazionale perché intervenga prontamente a fermare sul nascere ciò che a numerosi osservatori ha tutta l’aria essere una lunga serie di brogli elettorali operati dal governo di Robert Mugabe. Tutte e quattro le organizzazioni si dicono «molto preoccupate» dell’inspiegabile ritardo nel rendere noti i risultati del voto di sabato 29 marzo. Noel Kututwa, presidente della Zimbabwe Election Support Netword, ha affermato: «Il ritardo sta accrescendo il sospetto che ci possa essere qualcosa di losco». Anche Marwick Khumalo, capo della Pan-African Parliamentary Observer Mission ha espresso la stessa preoccupazione. Pastor Promise, dell’Alleanza cristiana dello Zimbabwe, ha spiegato: «I principi e le linee-guida predisposti dalla Comunità per lo Sviluppo dell’Africa del Sud (Sadc) stipulano che la conta delle schede avvenga nei seggi. Si sa che questo è stato fatto in tutti i seggi. Tuttavia, la Commissione elettorale zimbabweana (Cez) ancora rifiuta di ufficializzare i risultati, che, in verità, sono già di dominio pubblico, in quanto ogni capo-seggio li ha resi noti al termine dello scrutinio. Sono ancora ben incise nelle nostre menti le violenze scoppiate in Kenya al termine delle elezioni presidenziali di fine dicembre. È inaccettabile che si ritardi la pubblicazione dei risultati. C’è il timore che questo possa esacerbare gli animi, già di per sé molto tesi. È urgente che la commissione elettorale ci dica chi ha vinto». Le agenzie internazionali e gli osservatori stranieri sono preoccupati per i seguenti motivi: - In alcuni casi, i risultati ufficiali annunciati dalla Cez non collimano con quelli resi noti dai responsabili dei singoli seggi. - Anche i pochi risultati finora annunciati sono arrivati oltre 30 ore dopo che erano stati esposti al di fuori dei seggi. - Il ritmo con cui i risultati vengono annunciati dalla Cez è troppo lento. Alle 15.00 di ieri, la Cez aveva reso noti i risultati parlamentari di sole 30 delle 210 costituenti, e definiva «ancora indecisi» gli esiti delle elezioni senatoriali e presidenziali.

La lentezza della Cez (e la totale mancanza di una spiegazione) sta aumentando le tensioni tra la gente e potrebbe creare una situazione di instabilità nel paese. - La Sadc ha già pubblicato reso noto il suo parere sull’esercizio elettorale. Secondo le linea-guida della Comunità, tuttavia, gli osservatori che monitorizzano le elezioni sono obbligati a esprimersi «sulla conduzione e sui risultati» dell’esercizio. Gli osservatori della Sadc, tuttavia, dopo essersi pronunciati soltanto «sulla conduzione» delle elezioni, hanno detto di aver terminato il loro compito. Le quattro agenzie internazionali hanno esortato il governi africani – in particolari quelli dell’Africa australe – ad esigere che gli osservatori della Sadc completino il loro compito nel seguire con attenzione anche il processo dello spoglio delle schede e della pubblicazione dei risultati ufficiali e nel pronunciarsi al riguardo. Hanno anche chiesto la creazione di una commissione Sadc con il compito di valutare le molte accuse di brogli rilevate da osservatori nazionali e internazionali, e di fare luce sull’inspiegabile ritardo nell’annunciare i risultati. Rivolgendosi ai capi di stato africani, i responsabili delle quattro organizzazioni li hanno invitati a essere pronti, nel caso di contestazioni degli esiti elettorali, a intervenire immediatamente per dare inizio a un processo di mediazione. La Gran Bretagna, l’Irlanda e gli stati dell’Unione europea dovrebbero chiedere ai leader politici africani di impegnarsi seriamente nell’esigere che i principi stabiliti dalla Sadc siano seguiti in toto, in particolare nel garantire che i risultati eventualmente annunciati dalla Cez riflettano davvero la volontà espressa dall’elettorato. Infine, hanno chiesto alle forze di sicurezza zimbweane di rispettare il responso delle urne.


Fonte: Nigrizia