10 aprile 2008

Si inasprisce la crisi nello Zimbabwe e i 14 Paesi membri della Comunità di Sviluppo dell'Africa del Sud (SADC) convocano un Vertice straordinario a Lusaka per trovare una politica comune di fronte a una situazione che minaccia la stabilità dell'intera regione. Il Vertice, che è stato convocato dal Presidente dello Zambia, Levy Mwanawasa, che presiede la SADC, si terrà il 12 aprile nella capitale zambiana, Lusaka. “A causa dell'aggravarsi della crisi dello Zimbabwe ho ritenuto che la questione deve essere trattata a livello di Capi di Stato” ha affermato Mwanawasa, che di recente ha rotto con la posizione degli altri Paesi africani, di indulgenza nei confronti del regime di Mugabe, definendo lo Zimbabwe “un Titanic che sta affondando”. Secondo alcuni osservatori di questioni africane si percepisce un cambiamento di rotta della politica nei confronti di Mubage da parte degli Stati dell'Africa australe. Una politica definita di “quieta diplomazia”, caratterizzata da critiche appena accennate ad un personaggio ancora rispettato in Africa per la sua lotta anticoloniale, volta a ricercare, finora invano, un compromesso tra maggioranza ed opposizione. Questa posizione è sostenuta in particolare dal Presidente sudafricano Thabo Mbeki, che di fatto ha continuato ad appoggiare Mugabe. Il suo successore alla guida dell'African National Congress (ANC, il partito al governo) e probabile nuovo Presidente del Sudafrica, Jacob Zuma, ha invece adottato una posizione critica nei confronti di Mugabe. Zuma ha criticato la mancata pubblicazione dei risultati delle elezioni presidenziali che si sono tenute il 29 marzo. “Penso che la Commissione elettorale dello Zimbabwe dovrebbe ora annunciare i risultati” ha affermato il leader sudafricano.

Anche la magistratura locale, alla quale aveva fatto ricorso l'opposizione per sollecitare la pubblicazione dei risultati, ha dichiarato che fare pressioni sulla Commissione Elettorale è “una scelta pericolosa”.
La mancata pubblicazione dell'esito delle elezioni presidenziali preoccupa l'opposizione, che denuncia le intimidazioni commesse dal regime. Morgan Tsvangirai, il leader del principale partito dell'opposizione (Movimento per il Cambiamento Democratico-MDC), ha accusato il Presidente Mugabe di attuare “un colpo militare de facto” con il dispiegamento dell'esercito in tutto il Paese, in preparazione ad un probabile secondo turno delle elezioni presidenziali. “Si tratta di un atto per intimidire la popolazione prima del voto” ha affermato Tsvangirai.

Questi si è impegnato in un tour regionale per sollecitare l'intervento dei Paesi vicini. Dopo il Sudafrica, dove ha incontrato Zuma, il leader dell'MDC si è recato in Botswana, Zambia e Mozambico.
Lo scontro tra il governo e l'opposizione vede anche l'uso di falsi documenti, come un presunto memorandum della dirigenza del MDC sulle modalità per truccare le elezioni, che è stato pubblicato da alcuni giornali dello Zimbabwe. L'autenticità del documento è stata smentita dalla dirigenza del partito, che afferma si tratti di una manovra del regime.

(Agenzia Fides 10/4/2008)