27 ottobre 2008

Intervista a Graça Machel

In Sud Africa la chiamano la gazzella che guarda il sole. Nella sua terra, il Mozambico, che la venera ancora come vedova del presidente Samora Machel, sarà sempre Graça la regina pasionaria. Da quando 10 anni fa ha sposato Madiba (così lo chiama lei), Graça è diventata anche la regista della più attiva fondazione africana per lo sviluppo delle comunità. Riportiamo qui l’intervista di Panorama a Graça Machel, realizzata a Rimini, in occasione del 34° Convengo sulla Povertà, realizzato recentemente dal centro Pio Manzù.

Il miracolo di Mandela si è sbriciolato?
Una volta provato, nessun miracolo potrà mai diventare cenere. E quello di Mandela ha prove vere. Dal ’94 a oggi l’economia di un paese in ginocchio è volata, l’educazione è gratis per tutti e l’apartheid è vinto senza spargere una goccia di sangue. Proprio per questo, però, a Mandela e ai suoi eroici compagni non piace affatto la cruenta divisione dell’American national congress, il loro glorioso partito.

Allude al fatto che l’erede di Mandela, il presidente Thabo Mbeki, cacciato dal congresso, ha dovuto cedere il passo al presidente provvisorio Kgalema Mothlante, che fino alle elezioni del 2009 scalderà la poltrona allo zulu Iacob Zuma, presidente già designato?
Non alludo. Ha già detto tutto lei.

Insomma, è vero che Zuma rivolterà in toto la politica del paese?
Il Sud Africa non è un villaggio zulu, ma ancora l’impero economico più glorioso dell’Africa. Ha una costituzione forte e sovrana. E il governo ha già approvato le politiche economiche e sociali del futuro prossimo. Chi si vanta oggi di salvare il popolo distribuendo ricette fatate poi, davanti a cifre economiche disastrose, diventerà un presidente molto più cauto per non scivolare con la faccia per terra.

Lo scrittore Lewis Nkosi dice che Zuma è adorato dal popolo perché balla col gonnellino di piume, perché salverà il paese dalla crisi, perché ridistribuirà le ricchezze. Sarà il Chávez sudafricano?
Speriamo di no, ma anche Zuma è un populista. Per prendersi il favore popolare ha appoggiato i sindacati e i leader infuocati della povera gente che rischiano di essere pericolosi per la sua presidenza. Del resto, negli ultimi mesi il Sud Africa è stato inondato da fiumi di disperati. Un milione di profughi solo dallo Zimbabwe. Chi soffre per la disoccupazione s’è scagliato contro i disperati che lavorano a metà salario. Ed ecco incendi, massacri, linciaggi. Nessun paese avrebbe resistito a un simile tsunami. Il rimedio? Il mantenimento delle promesse dei governi del G8. Poi è indispensabile la pace tra Morgan Tsvangirai e Robert Mugabe in Zimbabwe, che il nostro Mbeki sta aiutando e risolvendo.


Mbeki è stato accusato di avere favorito la crescita della borghesia nera in Mercedes sacrificando i poveri.
Forse ci scordiamo che fino a 17 anni fa i neri erano schiavi negletti. Mandela e Mbeki con il famoso «black empowerment» hanno aiutato l’ascesa della middle class «colorata». Così oggi all’apice della piramide ci sono i nuovi ricchi neri. Ma quanti sono riusciti a uscire dalla miseria? La stampa dimentica la verità.

Qualcuno dice che l’Africa verrà salvata dalle donne, anche il Sud Africa?
Qualcuno utilizza stereotipi vecchi perfino per noi africani. L’Africa verrà salvata da tutti gli africani, ma oggi la leadership femminile cresce nella scienza, nella letteratura e in politica. Guardi Gertrude Monguela, presidente del parlamento africano! E il Ruanda, dove in parlamento le donne arrivano al 52 per cento.

Dimentica Hellen Zille, sindaca d’opposizione a Città del Capo che accusa il governo di non fornire energia e infrastrutture, veri rischi per i Mondiali del 2010.
È Hellen Zille a dimenticare che il 2010 non è la sfida di Città del Capo, ma di tutto il Sud Africa. E dell’Africa intera. Nove città sudafricane saranno del tutto pronte alla vetrina attesa dei Mondiali.

Infine è vero che è stato Desmond Tutu a farvi sposare e che lo sposo le ha offerto 60 mucche per rispetto alla tradizione?
Sì, per le mucche. Ma io non volevo sposarmi. Temevo che i miei figli perdessero oltre al padre anche la mamma. Ma una leggenda non può avere una macchia. Così, per amore, ho accettato.

Un amore grande anche dopo anni?
Io amo molto o non amo affatto. Oggi più che mai. Lui ha 90 anni, è fragile e proprio per questo viviamo ogni giorno come se fosse l’ultimo insieme.