09 dicembre 2008

Zimbabwe, migliaia di morti per il collasso del sistema sanitario

Migliaia di persone stanno morendo nello Zimbabwe a causa del collasso del sistema sanitario nazionale, lontano dai riflettori dei conteggi ufficiali e in una situazione di emergenza silenziosa che vede gli ospedali chiudere, i medicinali scarseggiare e gran parte della popolazione che non può permettersi cure mediche private. Se per le Nazioni Unite sono oltre 500 le persone uccise dal colera dall'agosto scorso, per le organizzazioni locali e internazionali sono invece molti di più i decessi inutili nel disastro nazionale, anche se non si avrà mai un bilancio ufficiale. Itai Rusike, direttore della rete 'Community Working Group on Health' che riunisce 35 associazione, spiega: "Lo Zimbabwe aveva uno dei migliori sistemi di monitoraggio della regione. Ma i telefoni non funzionano, le infermiere non ci sono più, così il loro sistema di informazione è fallito. E' molto difficile dire quante persone siano morte". "Ci sono i primi segnali di uno stato fallito - ha aggiunto Rusike in un'intervista telefonica - non funziona nulla".

Anche l'organizzazione britannica Oxfam stima in migliaia i decessi non denunciati. "Quando si pensa che molte persone sono già indebolite da fame, altre da Hiv e Aids, e che con l'arrivo della stagione della piogge arriva la malaria, e già sappiamo che il carbonchio si sta diffondendo, abbiamo tutti gli elementi per un disastro", ha dichiarato la portavoce di Oxfam in Sudafrica, Caroline Hooper-Box. Molte delle persone intervistate da Oxfam nello Zimbabwe hanno fatto sapere di consumare un solo pasto in tre giorni, mentre molti cercano di sopravvivere mangiando insetti e bacche.
Per l'organizzazione Save the Children, centinaia, se non migliaia di donne incinte e i loro bambini sono "ad alto rischio di morte". Stando a quanto riferito dal responsabile per lo Zimbabwe, Rachel Pounds, di recente circa 700 donne sono state respinte dagli ospedali di Harare perchè non offrono più servizi di maternità. Un tempo esportatore di cibo, lo Zimbabwe è oggi alle prese con un'iperinflazione che ha superato i 231 milioni per cento e un tasso di disoccupazione che ha raggiunto l'80%, con la maggioranza della popolazione che dipende dalle rimesse della diaspora.

Oltre un terzo della popolazione è infatti fuggita dal Paese per cercare lavoro nei vicini Sudafrica e Mozambico, o nel Regno Unito e in Nuova Zelanda. La scorsa settimana, il ministro della sanità David Parirenyatwa ha chiesto l'aiuto delle organizzazioni internazionali per far fronte all'epidemia di colera: "I nostri ospedali non funzionano più. Il nostro personale è demotivato e abbiamo bisogno di appoggio per garantire che tornino a lavorare e che il sistema torni a funzionare".