02 marzo 2009


Con una colletta che avrebbe fatto gola a milioni di sudditi costretti alla fame, l'ultimo patriarca del nuovo secolo africano si gode l'ottantacinquesimo compleanno tra fiumi di champagne e montagne di aragoste. Più che di colletta sarebbe corretto parlare di tassa. Per raggiungere l'obiettivo di 250 mila dollari - dollari statunitensi, naturalmente, non dollari zimbabwesi ridotti a carta straccia - Robert Mugabe si è limitato a far girare la voce.

Il presidente aveva voglia di festeggiare alla grande. Per dimenticare l'anno appena concluso, segnato da una delle più gravi crisi nella storia del paese, con la fuga di milioni di persone verso il Sudafrica e il Mozambico, un'inflazione a nove zeri, il colera che ha mietuto cinquemila anime e contagiato altre 70 mila, un tasso di disoccupazione che sfiora il 95 per cento.
Così, per segnare anche la svolta del governo appena insediato dopo sette mesi di lunghe trattative con l'opposizione vincitrice delle elezioni e imposto alla fine, per esasperazione, dal presidente sudafricano, ha chiesto a tutti un contributo.

I vecchi parlamentari e la cricca che da sempre circonda il dittatore hanno risposto all'appello. Il miracolo si è materializzato in due settimane. Giovani militanti dello Zanu-Pf, il partito di Robert Mugabe, hanno girato in lungo e in largo il paese e si sono fatti consegnare l'obolo. Pochi si sono rifiutati. Anche se la parte consistente del contributo è arrivato dalla classe che dal 1980 resta salda al potere. Il figlio del padre-padrone ha pensato ai preparativi.

Secondo una lista fatta filtrare dallo Zimbabwe e spedita via mail al Times di Londra, il menu del banchetto prevedeva cinquemila aragoste, trecento bottiglie di whisky, duemila di champagne, trenta chili di caviale. Oltre a gamberoni, salmone, carne e una torta gigante. Tutta roba importata: nel paese, un tempo considerato il granaio dell'Africa, si fatica persino a panificare.

La festa si è svolta a Chinhoyi, 150 chilometri a nord ovest di Harare, il paese natale di Robert Mugabe. Il quotidiano più diffuso in Zimbabwe, The Herald, ha titolato la prima pagina annunciando l'evento e la cifra raccolta per coprire le spese. Tremila gli invitati, frutto di un'accurata selezione che ha provocato il primo incidente diplomatico del nuovo governo. U

Circondato dai familiari e dalla folla di militanti, Robert Mugabe ha accolto personalmente tutti gli invitati e ha dettato la linea sul futuro del paese. "Ricordatevi", ha detto alla folla che lo acclamava a Chinhoyi, "siamo sempre noi alla guida dello Zimbabwe. Lo ribadisco perché qualcuno pensa che non lo siamo più". E a quanti lo guardavano perplesso, ignari di dove andasse a parare, ha fornito una sua personalissima visione del nuovo governo bipartisan. "Secondo l'accordo raggiunto abbiamo un governo formato da un presidente, che lo guida, seguito da due vicepresidente, da un primo ministro e da due vice. So bene che tutto questo suona strano. Ma è la conseguenza del voto. Abbiamo votato poco e male. Se lo avessimo fatto in altro modo non ci sarebbe stata questa situazione".

Poi, per non rovinare la festa e aprire le danze, ha rincuorato tutti: "Non ci lagniamo troppo di questo. Accettiamo le cose come stanno. Perché, di fatto, non sono cambiate". Prima di chiudere la sua arringa ha dato un'ultima graffiata. Per il gelo dell'opposizione, dei bianchi ancora presenti nel paese e della comunità internazionale: "La nostra linea non cambia. Anche le ultime fattorie dei bianchi verranno requisite. Lo Zimbabwe resta dei fratelli neri".