02 aprile 2011

La corsa africana alle armi

Con i fermenti nel Nordafrica e nel Medio Oriente traballa il mercato delle armi. Almeno quello ufficiale.
 
È stato calcolato, ad esempio, che solo la Russia, con il nuovo embargo, rischia di vedersi sfumare nuovi contratti da 10 miliardi di dollari, di cui 4-6 con Tripoli, 2-3 con Algeri e un altro paio con la Siria, Kuwait, Giordania e Yemen.
Tuttavia, guardando a quello che è successo negli ultimi anni in Africa, stati armati e commercianti senza scrupoli possono solo stappare bottiglie per gli affari conclusi. Secondo il Sipri,l'Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma - tra i più accreditati nel condurre ricerche in materia di conflitti e impegnato nello studio sulle spese degli armamenti - sono stati spesi, tra il 2000 e il 2010, dai paesi africani oltre 22 miliardi di dollari per l'acquisto di grandi armi convenzionali. Si tratta di aerei, elicotteri, carri armati, autoblindo, pezzi di artiglieria, radar, sistemi di difesa aerea, missili, navi e poco altro.

Nell'ultimo quinquennio (2006-2010) la quota "africana" nel commercio mondiale di armamenti è passata dal 5% del periodo 2001-2005 al 7%. Ma la quota sale al 9% se si considera anche l'Egitto nella classifica, paese che Sipri annette a quelli mediorientali.
Tra quelli che hanno maggiormente investito negli ultimi 10 anni troviamo l'Egitto (7 miliardi e 311 milioni), l'Algeria (quasi 6 miliardi) e il Sudafrica (2 miliardi 486 milioni). Tra i paesi di seconda fascia spicca il Sudan (952 milioni), il Marocco (694 milioni), l'Angola (608 milioni) e la Nigeria (421 milioni).

 
Negli ultimi 5 anni, l'Algeria è stato il maggiore importatore, coprendo il 48% dell'intero valore armiero finito in Africa, seguita dal Sudafrica con il 27%. Al terzo posto il Sudan, che copre il 4% delle importazioni continentali.
I grandi fornitori di sistemi d'arma in Africa sono sostanzialmente tre: la Russia, con 7 miliardi e mezzo di dollari di merce consegnata tra il 200 e il 2010, gli Stati Uniti con 5 miliardi e mezzo e la Germania con poco più di 2 miliardi. Seguono Ucraina, Cina e Bielorussia.
Ma negli ultimi 5 anni Berlino ha fornito il 35% del valore complessivo delle grandi armi in Africa subsahariana, la Cina e la Svezia il 10% ciascuna, l'Ucraina l'8. Tuttavia, mentre le armi tedesche e svedesi sono finite solo in Sudafrica, la Cina ha riempito gli arsenali di 16 paesi e l'Ucraina di 8.

 
Nel 2010, secondo il Sipri, l'Africa ha rappresentato quasi il 9,4% delle esportazioni delle grandi armi convenzionali italiane (59 milioni su 627 complessivi).
Per l'Istituto svedese, ci sono poi ulteriori dati, legati all'Africa, che devono ancora essere contabilizzati. Il Sipri cita, ad esempio, l'Uganda che ha ricevuto 23 carri armati T-55AM dalla Russia e 21 pezzi d'artiglieria da Israele nel 2009. Oppure il Sudan, paese sotto embargo, che avrebbe utilizzato in Darfur alcuni dei 14 aerei da combattimento Su-25, consegnati a Khartum dalla Bielorussia nel 2009, in violazione palese delle sanzioni delle Nazioni Unite. Nel 2010 si è saputo che il governo del Sud Sudan ha ordinato 10 elicotteri da trasporto per la sua forza aerea, mentre aveva ricevuto tra 77 e 110 carri armati T-72 dall' Ucraina, via Kenya, nel periodo 2007-2009.
Infine, nel 2010, la Repubblica democratica del Congo ha acquistato 20 carri armati  T-72 dall' Ucraina, mentre la Nigeria ha ricevuto 15 F-7, aereo da combattimento, dalla Cina. Nigeria che è stato il paese dell'Africa Subsahariana che nel 2010 ha investito maggiormente nel settore, 189 milioni di dollari. 

 
Fonte: www.nigrizia.it