08 luglio 2011

I comportamenti del volontario

Qualcuno ha  provato ad elencare alcuni comportamenti del volontario per la prima volta in Africa (ma non solo). Ed ecco il risultato. 


Non studiare dove si va, quale popolazione s'incontrerà, quale cultura s'affronterà. Zero in storia, geografia ed in antropologia. In antro che? 
 
Non imparare alcun vocabolo della lingua locale. Men che meno quella coloniale. Ci mancherebbe. Scandiremo per bene il nostro italiano.  
 
Non portare alcun dono a chi ci ospita. Ci mancherebbe. E se perdiamo le valigie? 
 
Darsi subito da fare per “aiutare”. Non per conoscere, per capire, per vedere o imparare. Ma per “salvare”. Chi poi? 
 
Se si avvicina un bambino di strada fare subito un'offerta. 10 euro possono bastare? Certo. Poco importa se a causa di quei 10 euro il ragazzino non andrà più a scuola.
 
Vestirsi come si vuole. Fa caldo. Meglio andare un po' leggeri come si fosse in spiaggia. Ciabatte e calzoni corti. La domenica rigorosamente in tenuta coloniale....tanto per ricordare i bei tempi. 
 
Rivolgersi a tutti con confidenza. “E che diamine! Non siamo qui per aiutarvi?” 
 
Fotografare e filmare senza riguardo la povertà. Anche se la povertà non vuole essere ripresa. Come se un nord-europeo venisse in Italia a fotografare i quartieri più poveri od entrasse nelle case di riposo con la macchina fotografica. 
 
Narrare a tutti della grandezza del proprio paese e dell'eccellenza della propria classe politica. Altro che la loro!
 
Sfoderare tutti i luoghi comuni che sappiamo sull'Africa e non solo. “La donna è l'unica che lavora”, “non hanno voglia di far niente”, “ma tanto rubano”, “le Nazioni Unite non servono a nulla...noi si che...”, “il Papa potrebbe dare tutti i propri beni all'Africa” e così via.
 
Appena incontrati un po' di bambini cantare tutti assieme per mano “giro giro tondo casca il mondo, casca la terra tutti giù per terra”. Ancora, dai. 
 
Gettare caramelle al vento ad ogni villaggio. Poco importa se non potranno lavarsi i denti. Affar loro. 
 
Rientrare ogni sera a che ora ci piace. Avremo pur diritto di spassarcela un po'... 
 
Nel lasciare il territorio abitato per il breve periodo, regalare “vestiti e medicine” a tutti. Non ai referenti che ci hanno ospitato e che conoscono molto bene le persone del luogo, ma alle persone direttamente. Proprio come Babbo Natale. Non esiste all'equatore? Lo porteremo. 
 
Nel congedarsi fare un'offerta di pochi euro alla missione. D'altronde abbiamo mangiato per giorni e giorni, consumato acqua potabile a volontà ed utilizzato i veicoli della missione che ci hanno scorrazzato per metà paese. Cosa vogliono di più? 
 
Acquistare dell'artigianato all'aeroporto. Spesso autentico “made in China”. D'altronde lo shop della missione era un po' squallido. 
 
Tornare e mostrare a tutti migliaia di foto. Senza chiedersi se gli altri reggono lunghe ore di proiezioni. 
 
Confidare ad un amico: “è più quello che ho ricevuto di quello che ho dato”. Certo. Se uno parte con il presupposto che gli altri siano delle piante. 
 
Dimenticare il tutto in fretta e furia. Rimangono alcune foto che ruotano sul desktop a memoria ma, soprattutto, un africano sottocasa che sembra voglia venderti qualcosa. 

No, grazie. Già dato.