25 agosto 2013

Rinasce il Parco nazionale di Gorongosa

Miracolo in Mozambico: devastato dalla guerra e minacciato dalla deforestazione, il Parco nazionale di Gorongosa rinasce grazie all'impegno di un filantropo, di un celebre biologo e alla partecipazione degli abitanti del luogo

Nella stagione estiva dei monsoni, da fine novembre a metà marzo, le nubi cariche di pioggia cavalcano gli alisei dell’Oceano Indiano dirette a ovest, verso il Mozambico. Incrociando la costa, riportano in vita le foreste di miombo dell’altopiano di Cheringoma, poi la savana e le praterie alluvionali della Rift Valley, e infine si arenano sui pendii del monte Gorongosa, dove rilasciano, come una benedizione, le loro piogge torrenziali.
Il massiccio del Gorongosa, 1.863 metri d’altezza, assorbe quasi due metri di pioggia all’anno, quanto basta a far vivere la rigogliosa foresta pluviale che ne ricopre la sommità - e, a est, nella Rift Valley, un parco che un tempo era una riserva naturale tra le più interessanti al mondo. Prima che la guerra civile del Mozambico lo devastasse, il Parco nazionale del Gorongosa pullulava di elefanti, bufali africani, ippopotami, leoni, facoceri e una quindicina di specie di antilopi. Oggi alcune di queste specie sono riapparse, principalmente per merito di Greg Carr, un uomo d’affari statunitense con inclinazioni filantropiche che è a capo di un progetto per riportare in vita il Gorongosa. Nel 2010 il parco ha ottenuto un risultato importante: per rimediare a un errore fatto al momento della sua istituzione, il governo del Mozambico ne ha allargato i confini sino a includere il massiccio del Gorongosa, dove hanno origine i fiumi che lo fanno vivere. Nell’estate del 2011 sono andato sul Gorongosa per sostenere l’impegno di Carr, ma anche per lavorare al mio nuovo libro di testo digitale di biologia per le scuole superiori.

Il parco è un luogo perfetto per far capire le difficoltà che comporta e l’entusiasmo che richiede oggi lo studio della biologia della fauna selvatica. La foresta pluviale in cima al Gorongosa, che si estende all’incirca per 75 chilometri quadrati, è un’isola verde in una distesa coperta da savana e prateria. Si raggiunge con difficoltà, e per questo è rimasta in gran parte inesplorata dai biologi.





Il Parco Nazionale di Gorongosa  chiamato in portoghese ‘Parque Nacional da Gorongosa’ si trova nel cuore del paese; la sua storia risale al 1920 quando nell’area  venne istituita una riserva di caccia, nel tempo, però la riserva divenne luogo di interesse anche di turisti e nel 1960 fu proclamata parco nazionale. Ben presto questo parco di 5.300 kmq divenne l’habitat di circa 2.000 elefanti, 200 leoni, 3.500 ippopotami, 15.000 bufali e moltissime altre specie. Negli anni settanta gli elefanti divennero circa 6.000 e i leoni 500!

L’idillio però fu troncato da una lunga e tormentata guerra civile che devastò il paese per tutti gli anni ottanta e terminò solo nel 1992, durante questo periodo gran parte degli animali furono sterminati dalla popolazione affamata e dai soldati e moltissimi elefanti abbattuti  per venderne le zanne; solo nel 2000 grazie all’intervento di un magnate americano, Gregg Carr, nel parco venne avviato un importante programma di riabilitazione ed oggi i risultati raggiunti sono davvero incredibili; finalmente moltissime specie animali hanno ripopolato questo habitat straordinario che offre un’ampia varietà di ecosistemi differenti.  La parte settentrionale del parco è solcata da numerosi fiumi, la parte centrale è dominata dalla ‘Lagoa Urema’ un vasto lago di 10 km di lunghezza, mentre la parte meridionale è caratterizzata da aeree alluvionali che ricordano molto i paesaggi del delta dell’Okavango in Botswana. L’estremità meridionale del parco confina con la ‘Serra Gorongosa’, montagna sacra per gli abitanti del posto, sulle cui pendici si estende una meravigliosa foresta umida, l’unico esempio di foresta umida di montagna nel continente, dove vi sono centinaia di specie botaniche e decine di specie di meravigliosi uccelli; parte di questo gioiello è stato danneggiato durante la guerra civile ma il progetto del sig. Carr con la ‘Carr Foundation’ sta contribuendo a far sì che questo luogo unico non venga distrutto.

All’interno del parco vi è un campo tendato pubblico dove poter alloggiare, dotato di confortevoli  chalet tendati e anche di un’area dedicata ai campeggiatori; a circa 20 Km dall’ingresso del parco vi è invece un lodge tendato privato molto elegante che organizza safari all’interno del parco e anche spedizioni con campi tendati mobili all’interno del parco e nella Serra Gorongosa.