31 ottobre 2013

Mozambico: manifestazioni per la pace

Migliaia di persone hanno manifestato oggi a Maputo e a Beira (la seconda città del paese), per il mantenimento della pace in Mozambico, minacciata da uno stato di tensione tra governo e opposizione che fa temere il ritorno alla guerra civile dopo gli scontri armati tra militari ed ex ribelli della Resistenza nazionale del Mozambico (Renamo).


Secondo padre Leonello Bettini, un missionario comboniano che vive a Beira, la seconda città del Mozambico, “migliaia di persone hanno chiesto più sicurezza e più sviluppo in un paese dove 21 anni dopo la fine della guerra civile quasi la metà della popolazione continua a vivere in condizioni di povertà estrema”.
Gli ultimi scontri sono avvenuti nei pressi della città di Nampula. “In questa regione – afferma il missionario – la presenza della Renamo è significativa quasi come nella provincia di Sofala; non è un caso che Afonso Dhlakama, il leader della Renamo, abbia vissuto a Nampula per molti anni dopo la fine della guerra civile”. 
Dhlakama ha lasciato la città un anno fa, raggiungendo le basi degli ex ribelli sui Monti Gorongosa, l’epicentro delle violenze che si sono verificate questo mese nel Mozambico centrale. La dinamica degli scontri di Nampula non è ancora chiara. “L’esercito accusa la Renamo – dice il missionario – ma è possibile che di una situazione di confusione approfittino anche gruppi criminali”.

L’aumento delle tensioni tra gli ex ribelli e il governo del Fronte di liberazione del Mozambico (Frelimo), al potere dalla fine della guerra nel 1992, sono legate anche all’approssimarsi delle scadenze elettorali. Il 20 novembre è previsto un voto amministrativo, mentre nel 2014 i mozambicani rinnoveranno il parlamento e sceglieranno il presidente.


Alle origini della manifestazione vi è anche un aumento dei casi di sequestro da parte di gruppi criminali. Solo negli ultimi otto giorni vi sono stati dieci rapimenti nelle città di Beira e Maputo.
A colpire in modo particolare l’opinione pubblica è stato il caso di un ragazzino di 13 anni di origini indiane, ucciso dai sequestratori dopo che i genitori avevano informato la polizia di essere pronti a pagare un riscatto. “In molti – dice padre Leonello – sostengono che invece di acquistare 30 navi da guerra, come fatto di recente, il governo dovrebbe spendere di più nel contrasto alla criminalità, negli ospedali e nei servizi sociali”.