18 ottobre 2015

Mozambico: le tensioni politiche minacciano gli aiuti

Venticinque milioni di dollari: a tanto ammonta il piano di aiuti approvato la scorsa settimana da World Bank per sostenere e sviluppare il settore finanziario e promuovere la stabilità dei mercati in Mozambico.
L’ingente somma dovrebbe dare un ulteriore stimolo alla crescita del Paese africano, penalizzato da uno dei tassi più bassi di financial inclusion di tutta l’Africa sud-orientale, pari al 23% dei suoi ventitré milioni di abitanti. Lo stanziamento dell’istituto di Washington è volto anche a sostenere la creazione di servizi finanziari e online per i consumatori.

Ma il piano di sviluppo voluto dalla Banca Mondiale avrà ben poca efficacia se l’attuale governo non risolverà i problemi politici in un Paese ancora spaccato a metà e non metterà in atto adeguate misure di contrasto per arginare l’escalation criminale, che sta interessando soprattutto i sobborghi e la periferia industriale della capitale Maputo. La guerra civile che insanguinò il Paese dal 1977 al 1992, contrapponendo il Fronte di liberazione del Mozambico (FRELIMO) di ispirazione marxista-leninista e la Resistenza nazionale mozambicana (RENAMO) di matrice anticomunista, si porta ancora dietro strascichi di violenza, che rendono vani i tentativi di mediazione e di riconciliazione nazionale portati avanti dal presidente Filipe Nyusi, ex ministro della Difesa e presidente della Repubblica dall’ottobre 2014. 

Nyusi ha manifestato la speranza che il suo governo guidato dal FRELIMO riprenda al più presto il dialogo politico con la RENAMO, divenuto dopo la fine del conflitto il principale partito di opposizione. Il capo dello Stato ha spiegato che questa volta il tentativo di riprendere il negoziato includerà anche i partiti politici, la società civile e gli esponenti del mondo religioso, per avvicinare le due parti e realizzare il desiderio dei cittadini mozambicani di pacificare definitivamente il Paese.La tensione resta però sempre alta in diverse zone del Mozambico, come dimostrano gli scontri verificatisi vicino a Zimpinga, nel distretto di Gondola, situato nella provincia di Manica. Qui, lungo il tratto stradale della Estrada Nacional 6 che collega Chimoio e Beira, i miliziani di RENAMO hanno attaccato un minibus che trasportava civili.
La decisa reazione dei militanti della RENAMO potrebbe essere stata dettata dal fatto che pochi giorni prima, sempre nella regione di Manica, Dhlakama era uscito illeso mentre viaggiava su un convoglio attaccato dalla polizia, che ha negato l’imboscata dichiarando che i colpi d’arma da fuoco esplosi in direzione delle tre macchine che scortavano il leader politico, erano in realtà diretti a un automobilista che si era rifiutato di fermarsi a un posto di blocco.

Tuttavia, appare chiaro che questo susseguirsi di attacchi, finora ridimensionati dalla polizia come generici incidenti, oltre ad alimentare il clima di tensione politico, potrebbero presto scatenare atti di rappresaglia da parte di RENAMO. Nel frattempo, l’ex movimento di guerriglia mozambicano ha annunciato la creazione di una forza di polizia separata e di nuove basi militari nelle province settentrionali del Paese, aeree che ritiene sotto il suo controllo poiché qui alle ultime presidenziali Dhlakama ha ottenuto una netta maggioranza dei voti.
Alla base dei motivi d’attrito, c’è sicuramente il rifiuto della RENAMO di sciogliere definitivamente le proprie milizie, che due anni fa scatenò la reazione del governo, culminata in un attacco alla base nella foresta di Gorongosa, a Satunjira, nella provincia di Sofala, dove dal 2012 si era rifugiato il leader dell’opposizione.

Il susseguirsi degli scontri alimenta il clima di insicurezza e la preoccupazione tra la gente; mentre sullo sfondo restano le immense ricchezze minerarie e gli importanti giacimenti di gas e di carbone scoperti negli ultimi anni, che potrebbero far uscire la maggioranza dei mozambicani dallo stato di povertà in cui vivono.