12 gennaio 2016

Mozambico: annunciata l'occupazione di sei regioni.

Sparito dalla scena politica nazionale dopo i presunti attentati a cui sarebbe scampato lo  scorso settembre, il leader dell’opposizione mozambicana, Afonso Dhlakama, è tornato recentemente a parlare annunciando che entro il marzo di quest’anno il suo partito Renamo (Resistenza Nazionale Mozambicana) assumerà “politicamente e democraticamente” il controllo dei territori nel centro e del nord del Paese.  Si tratta, in pratica, delle sei regioni (Manica, Sofala, Tete, Zambezia, Nampula e Niassa) in cui Dhlakama era risultato in testa alle elezioni presidenziali dell’ottobre 2014, poi vinte dal candidato del Frelimo (Fronte di Liberazione del Mozambico, partito attualmente al governo) Filipe Nyusi.
Dhlakama ha sottolineato che con questo ultimatum non intende muovere guerra al Frelimo, ma che si riserva il diritto di rispondere militarmente in caso di “attacco” da parte delle truppe governative. La sua, di fatto, è una mossa che fa seguito alla bocciatura in parlamento della mozione attraverso cui i deputati del Renamo, alla fine dello scorso dicembre, avevano chiesto una parziale revisione della Costituzione, mirata a modificare gli articoli 8 (sull’unità e indissolubilità dello Stato), 160 (sui poteri del presidente), 271 e 272 (sugli enti locali e i loro obiettivi). Gli emendamenti, proposti dal Renamo come condizione per il superamento dell’impasse politica che sta attanagliando il Paese dal post-elezioni, puntavano al riconoscimento dell’autonomia amministrativa delle regioni in cui si è confermato forte il sostegno nei suoi confronti.

Furti e sequestri in aumento
Il no del parlamento e le dichiarazioni infuocate di Dhlakama rischiano adesso di proiettare il Mozambico in una nuova fase di instabilità. E a peggiorare la situazione è la recente escalation di episodi di criminalità comune. I residenti della città portuale di Nacala (provincia di Nampula), ad esempio, hanno denunciato una media tra i 3 e i 5 furti al giorno in negozi e abitazioni per mano di bande solitamente composte tra i 5 e i 15 individui. Giovani poco più che maggiorenni, armati di pistole, coltelli o machete, che in alcuni casi sarebbero entrati in azioni con la complicità delle forze di polizia.

Nella capitale Maputo, in particolare, oltre agli episodi che hanno visto protagonisti i “machete men” (piccole bande di criminali armati di machete), sono aumentati anche i casi di sequestro a scopo di estorsione. Dopo i rapimenti di tre imprenditori risalenti allo scorso mese di ottobre, un altro sequestro di persona si è verificato a fine novembre. La persona coinvolta è stato un imprenditore di origini asiatiche. L’uomo d’affari è stato prelevato in pieno giorno da un gruppo di quattro uomini armati mentre parcheggiava il suo veicolo davanti casa, nel quartiere residenziale di Triunfo. La polizia è riuscito a liberarlo prima del pagamento del riscatto. Episodi simili si sono registrati anche nelle città di Matola, Beira e Nampula.