05 marzo 2016

In fuga dal Mozambico


Ci sono voluti migliaia di mozambicani in fuga verso il confinante Malawi per dare la misura della crisi politica e militare che il Mozambico attraversa da diversi mesi. Scontri, omicidi, profughi, abusi da parte delle forze governative: alle prese con il braccio armato della Renamo (il principale partito d’opposizione), il governo del Mozambico sta conducendo una campagna militare che ha tutti i tratti di un conflitto non dichiarato e che sembra determinato a nascondere.
Nelle ultime settimane oltre 4mila profughi sono stati costretti a cercare rifugio in Malawi provenienti dalla regione mozambicana di Tete, dove le forze governative accusano la popolazione di appoggiare i ribelli della Renamo, la forza politica che rivendica il diritto di governare nelle cinque regioni del centro-nord del Mozambico in cui ha la maggioranza (su dieci in cui è diviso il Paese), diritti che non sembra venga riconosciuto dal Frelimo, il partito al giverno. Lo scontro con la Renamo, dopo una guerra civile durata 15 anni e terminata nel 1992, non si è mai sopito del tutto e ora sembra riprendere.


Accuse reciproche e attacchi si sono susseguiti nelle ultime settimane, rendendo sempre più plausibile la possibilità di un ritorno ad un conflitto aperto tra i due fronti, anche per le recenti dichiarazioni di Dhlakama, il quale ha annunciato che intende prendere il potere nelle regioni in cui il suo partito si è affermato.
Alla fine di gennaio il segretario generale della Renamo, Manuel Bissopo, è stato ferito in un attentato nel quale ha perso la vita la sua guardia del corpo. Ad aggredirlo è stato un gruppo di uomini armati che ha attaccato l’auto in cui viaggiava. La leadership di Renamo ha immediatamente accusato il partito al governo di essere il mandante del tentato omicidio. 



Poche settima fa è stato invece il Frelimo a puntare il dito contro le milizie della Renamo, accusate di aver minacciato e rapito alcuni rappresentanti locali del governo nella provincia di Sofala. Negli ultimi giorni di febbraio si sono registrati altri momenti di tensione. Il 28 febbraio uomini armati hanno attaccato un posto di blocco della polizia a Nzero, situato a metà strada tra le località di Mopeia e Morrumbala nella provincia della Zambezia


 
Pochi giorni dopo altri presunti militanti della Renamo avrebbero attaccato dei villaggi nel distretto di Chibuto, nella provincia meridionale di Gaza, uccidendo diverse persone, mentre all’inizio di marzo sono state attaccate due colonne di veicoli nella provincia di Sofala, nonostante la scorta dell’esercito.  

A pagare il prezzo più caro di queste tensioni e dello stallo delle trattative politiche è la popolazione inerme. Secondo un rapporto dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), oltre 4mila mozambicani sono fuggiti in Malawi per sfuggire agli scontri tra le forze governative e i ribelli. 



Quello che sta succedendo ai confini tra Mozambico e Malawi lo spiega Charity Chimungu Phiri su Inter Press Service -IPS  «Immaginate di dover scappare dalla vostra casa perché vi minaccia chi dovrebbe garantire la vostra protezione e, quando finalmente trovate un posto sicuro, queste persone convincono i vostri benefattori che non lo devono fare, perché in realtà non avete niente da temere». È esattamente la situazione nella quale si trovano le migliaia di persone che, a cominciare dal luglio 2015, sono scappate dal Mozambico in Malawi per sfuggire agli scontri tra l’esercito del Frelimo e l’opposizione della Renamo.


Se i profughi temono di rimanere coinvolti negli scontri armati, il governo del piccolo Malawi subisce le pressioni di Maputo perché non li riconosca come rifugiati. Il governo mozambicano ha inviato infatti i propri rappresentanti per convincere i profughi a rientrare in patria, affermando che non esiste nessun conflitto. Ma anche i media mozambicani parlano di scontri armati in aumento nelle province di Tete, Zambezia e Sofala. 
Non è la prima volta che il piccolo e povero Malawi offre rifugio ai mozambicani: durante i quindici anni della guerra civile, il Malawi ha ospitato un milione di rifugiati. Ma attualmente questo Paese sta attraversando una difficile situazione economica: il miracolo neoliberista non esiste più e in molti faticano a sopravvivere. Il Malawi è anche una delle principali vittime dei cambiamenti climatici: se i profughi del Mozambico sono in situazioni disperate, ben 2,8 milioni di malawiani hanno bisogno di assistenza alimentare dopo l’ultima siccità alla quale sono seguite inondazioni devastanti.



Da parte sua, il Frelimo sembra a poco a poco piegarsi all’influenza dei falchi del partito, sostenitori di una soluzione militare. Il presidente Filipe Nyusi, finora aperto al dialogo e moderato nelle parole, sembra aver abbracciato un metodo di eliminazione fisica dell’opposizione. Dal 2015, il governo ha inviato le sue truppe nelle province centrali del paese, dove la Renamo ha le sue roccaforti e l’esercito, affermano coloro che sono fuggiti in Malawi, colpisce la popolazione accusandola di appoggiare e sostenere l’opposizione, come nei giorni bui della guerra civile. 

Alcune immagini degli attacchi ai veicoli avvenuti recentemente nella provincia di Sofala.








Ecco un breve filmato sull'arrivo dei profughi mozambicani in Malawi  
Fonte Africa News