02 aprile 2016

Mozambico: no al dialogo


Sempre più tesa la situazione politica in Mozambico tra il governo del Frelimo guidato dal presidente, Filipe Nyusi, e il principale partito di opposizione Renamo, la Resistenza nazionale mozambicana. Il governo del Mozambico ha accusato la Renamo di non aver accettato l'invito a intraprendere il dialogo politico per mettere fine alle tensioni che da mesi colpiscono il paese. In occasione di una sessione del Consiglio dei ministri, riferisce il quotidiano mozambicano "O Pais", il portavoce del governo ha affermato che il partito guidato da Afonso Dhlakama continua ad "attuare atti criminali che destabilizzano il paese e colpiscono la vita delle persone. Questo va contro il valore fondamentale sancito dalla nostra Costituzione, cioè il diritto alla vita, e l'agenda di sviluppo dei mozambicani", ha denunciato il portavoce, che ha inoltre invitato gli uomini armati della Renamo a "restituire alle autorità competenti le armi che si trovano illegalmente in loro possesso". Intanto, sono centinaia i profughi mozambicani che stanno fuggendo a Kapise, nel vicino Malawi, colpito da una delle peggiori siccità della storia, aggravando così la sua già delicata situazione economica.  

La Radio Vaticana ha intervistato don Angelo Romano, responsabile delle relazioni internazionali per la Comunità di Sant’Egidio, in questo momento in Mozambico per monitorare la situazione in Mozambico.

D. – Don Angelo, puoi descrivere la situazione che si sta vivendo in questo periodo in Mozambico?

R. – In Mozambico, c’è un problema di crescente tensione e purtroppo anche di scontri con vittime. È una situazione molto preoccupante. Lo stesso Papa Francesco ha pregato per la pace in Mozambico durante l’Angelus pronunciato il giorno di Pasqua. Ciò mostra quanto questa preoccupazione sia giunta fino all’attenzione del Santo Padre e di quanti siano amici di questo Paese. Questi scontri sono la manifestazione della tensione crescente tra i principali partiti di opposizione: la Renamo, l’antico movimento ribelle, e il governo, espressione del partito vincitore delle elezioni, il Fronte di Liberazione del Mozambico, il Frelimo. Questa tensione crescente ha radici purtroppo in tutta una serie di problemi che non sono stati risolti. Quello che è il fattore principale di speranza per questo Paese è il fatto che c’è una grandissima volontà da parte del popolo mozambicano di non tornare indietro. Il popolo mozambicano vuole la pace. La memoria del periodo della guerra civile (che si è conclusa con gli accordi di pace di Orma firmati a Sant’Egidio il 4 ottobre 1992) durata 17 anni, ha causato un milione di morti. Quindi, tutto questo dovrebbe spingere i protagonisti del quadro politico mozambicano a moltiplicare gli sforzi di pace. La presenza di una delegazione della Comunità di Sant’Egidio qui a Maputo e la mia presenza qui come responsabile delle relazioni internazionali nasce proprio da questa preoccupazione di percorrere tutte le strade possibili affinché rinasca il dialogo e si possa ritornare ad una situazione di pace.

D. – Il Mozambico dopo la guerra civile del ’92 ha conosciuto una rinascita. Attualmente come si vive?

 
R. – È chiaro che il Paese è rinato ed ha uno sviluppo economico importante, anche se oggi la crisi economica mondiale ha colpito anche il Mozambico. Sappiamo che tutti i Paesi africani, in quanto Paesi esportatori di materie prime, sono colpiti dal calo della produzione industriale. Ovviamente, quando la produzione cala, cala anche l’esportazione. Poi, soffre ovviamente tutte le contraddizioni di cui può soffrire un Paese con una crescita anche molto rapida, quindi problemi di disuguaglianza sociale, a volte anche di corruzione, di ingiustizia. Sono tutte cose che in una società vengono dette “dinamiche normali”. A questo si aggiunge il fatto che questa dinamica interna ancora non risolta tra il principale partito di opposizione e il governo spesso diventa scontro fisico. Questo ovviamente non fa bene al Paese, non fa bene a nessuno, e fa crescere nel cuore di tutti gli amici del Mozambico una preoccupazione forte.


D. – Quel potrebbe essere una soluzione? Tra l’altro, in queste settimane tanti sono i profughi che cercano rifugio nel Malawi…

 
R. – Questo è il segnale di quanto sia grave la situazione, perché non si abbandona la propria casa per nulla e chi lo fa sa che evidentemente rimanere a casa sua sarebbe esporsi al rischio di perdere la vita. La Chiesa mozambicana ha espresso la sua forte preoccupazione per la situazione. Da parte del presidente Nyusi la chiara volontà di percorrere la via del dialogo. A questo punto, il problema è fare in modo che tutto questo avvenga e che possa fermare un po’ questo rischio di escalation. A volte le cose succedono anche perché la tensione già cresce da sola. Questo è il rischio che vediamo oggi, che anche senza una decisione chiara da parte della leadership politica possa crearsi una situazione irreversibile. Noi siamo qui appositamente per percorrere tutte le vie possibili di dialogo, di confronto, di incontro, affinché questo non avvenga.

 

 Migliaia in fuga dagli scontri riparano in Malawi



Sono almeno 10 mila le persone rifugiatesi nelle ultime settimane in Malawi, in fuga dagli scontri nel confinante Mozambico. Un numero in costante aumento, tanto da indurre il governo malawiano a riaprire un ex campo profughi a Kapise. Sono sei le province del Mozambico dove soprattutto si registrano scontri tra i militari del Frelimo, il partito al governo, e le forze del partito di opposizione Renamo. In una di queste, a Tete, vive il missionario dei padri bianchi, Claudio Zuccàla, intervistato dalla Radio Vaticana. 

D. – Può dirci qualcosa circa la fuga di migliaia di mozambicani in Malawi?

R. – Senz’altro è una situazione di grande tensione. Dire esattamente quante persone siano rimaste coinvolte, tra morti e feriti, è difficile. Di fatto c’è una “guerra a bassa tensione” e  prova ne è che su tre importanti nodi, lungo le vie principali del Paese che collegano il centro al sud, ci sono delle scorte militari per accompagnare le vetture civili. Non abbiamo giornalisti sul posto che seguono e che monitorano la situazione, ma da una parte e dall’altra ci sono stati episodi di violenz; il governo senz’altro ha minacciato e si è fatto prendere la mano nell’eseguire queste minacce sulla popolazione locale, che in alcune di queste province appoggia il partito all’opposizione, e gli uomini della Renamo hanno risposto con altrettanta barbarie. Il tutto parte dalle elezioni del 2014 che l’opposizione, il partito Renamo, si rifiuta di accettare perché sostiene siano state inficiate da gravissimi atti di scorrettezza.

D. – Il Mozambico è uscito tanti anni fa da una guerra durata oltre 15 anni, che ha visto sempre lo scontro tra Renamo e Frelimo. Negli ultimi anni, il Paese è stato preso come esempio di pacificazione e di convivenza: ma fittizia, viene da pensare…


R. – Il processo di pace è stato un po’ lacunoso su quello che è l’aspetto fondamentale dopo una guerra, ossia la riconciliazione nazionale. Forse perché i due nemici si conoscono a fondo, pare che non abbiano una profonda e completa fiducia l’uno dell’altro. Per cui è vero  che il Mozambico ha avuto una serie di elezioni “democratiche” ed è anche vero che per più di 20 anni ha goduto anche di un periodo di assenza di guerre e di assenza di attriti in campo aperto. Però, la sfiducia e la mancanza di una vera riconciliazione sono sempre stati presenti. A più riprese l’opposizione ha attaccato il governo, dicendo che a ogni tornata elettorale c’erano delle frodi, magari in alcuni momenti dicendo la verità. Fatto sta che le ultime elezioni sono state forse la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ci sono dei risultati parziali che dovevano essere poi pubblicati e paragonati ai risultati finali, che invece fino ad oggi – è passato un anno e sei mesi – non sono mai stati mostrati.

D. – Secondo lei, che premesse sono queste? La situazione può peggiorare?

R. – Io dico che mi trovo nella situazione di qualcuno che, dopo tanti anni, più conosce e meno capisce. Non mi azzardo a fare previsioni. Certo, il momento non è simpatico. Stavo vedendo il notiziario locale e la Renamo ha nuovamente affermato che prenderà il governo nelle sei province dove si sente di diritto di governare, dove dice di essere stata defraudata dal voto. Gli investitori non vedono di buon occhio questa situazione in un momento di crisi economica internazionale. E’ lecito preoccuparsi. Inoltre vi è una cosa un po’ strana: una parte della Renamo siede in parlamento dove è rappresentata da deputati democraticamente eletti, e una parte invece imbraccia il fucile e si aggira per le boscaglie del Mozambico.

D. – La Chiesa, i vescovi del Mozambico, stanno facendo sentire la loro voce, hanno intenzione di prendere posizione? C’è qualche iniziativa in atto?

R. – La Chiesa è stata proposta come uno dei mediatori dal presidente della Renamo, che ha infatti richiesto formalmente, all'attuale presidente della Repubblica del Mozambico, di avere, assieme al presidente del Sudafrica, Zuma, anche la Chiesa cattolica come mediatore in questo colloquio di pace che si dovrebbe aprire. Come sempre, rimangono i soldati in prima linea: tanti nostri laici, catechisti, missionari e religioso che cercano di dare delle risposte promuovendo il dialogo, cercando di fare il possibile, soprattutto per portare aiuto alle popolazioni civili che in queste situazioni sono sempre quelle che soffrono le conseguenze.