06 maggio 2016

La Fenice africana non vola più


Fenice africana: così era stato chiamato il Mozambico risorto come la leggendaria Fenice dalle proprie ceneri e che, dopo i lunghi anni di guerra civile, aveva iniziato a percorrere la via dello sviluppo tanto da essere additato dalla comunità internazionale come esempio di un Paese africano con un elevato indice di stabilità politica ed economica.
Questo sino allo scorso aprile, quando sono emersi dei prestiti assunti dal governo e non dichiarati (resi noti dal Financial Times e dal Wall Street Jornal) che stanno causando non pochi disagi sia in termini di immagine che economici con i partner internazionali, intenzionati ora a rivedere gli aiuti sino ad oggi concessi. 

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Troppi debiti e poca trasparenza: sospesi gli aiuti 

 

Ha iniziato il Fondo Monetario Internazionale cancellando una missione a Maputo dopo aver scoperto che il paese africano aveva contratto con le banche europee prestiti di oltre un miliardo e mezzo di dollari subito dopo aver negoziato con lo stesso Fondo Monetario un prestito di 850 milioni di dollari, mentre, in base alle regole stabilite con i partner, il Fondo Monetario avrebbe dovuto essere informato. "Si tratta di uno dei casi più eclatanti di trasmissione di dati inaccurati da parte di un governo registrato dal Fmi in un Paese africano negli ultimi tempi – ha spiegato il direttore della divisione africana del Fondo, Antoinette Sayeh. E' stato nascosto in maniera deliberata almeno un miliardo e mezzo di prestiti, probabilmente di più. Il Mozambico è prossimo ad una grave crisi finanziaria se le autorità non intervengono per affrontare questa situazione".

Al taglio degli aiuti del Fondo Monetario ha fatto seguito la Banca Mondiale che ha deciso di sospendere tutti gli aiuti previsti ma confermando che saranno terminate le iniziative di sviluppo già avviate in precedenza. 

Anche il Regno Unito ha annunciato la sospensione di tutti i pagamenti a sostegno del Mozambico. "Si tratta di una grave violazione della nostra fiducia, per questo stiamo lavorando a stretto contatto con altri partner internazionali per stabilire la verità e coordinarci per dare una risposta adeguata alla situazione" ha spiegato il ministero degli Esteri britannico in un comunicato stampa. "Il Regno Unito segue regole e procedure rigorose quando concede aiuti finanziari e la nostra priorità continua ad essere il sostegno al popolo mozambicano, affinché possa uscire dalla povertà e costruire un paese più sicuro e prospero".

(Sui motivi per cui i Paesi in via di sviluppo sono obbligati a concordare i loro bilanci con i donatori esula da queste brevi notizie. Alcune spiegazioni si possono trovare qui). 

Attualmente il deficit di bilancio del Mozambico supera i 9 miliardi dollari a cui si aggiunge la cifra di 1,5 miliardi del prestito non dichiarato. Solo per quest'ultimo prestito il governo dovrà pagare 285 milioni di dollari all'anno di interessi.

Tolleranza zero

 

Questa situazione, riportata con particolari dai media non legati alla stampa governativa (la quale ha minimizzato l’accaduto), ha portato ad organizzare una manifestazione di protesta nella capitale per sollecitare l'apertura di un'inchiesta sull'utilizzo delle risorse economiche ricevute.  
Divulgata attraverso messaggi telefonici e passaparola, la manifestazione non ha avuto luogo: il giorno precedente attraverso comunicati radio e televisivi, le autorità di Polizia hanno affermato che "verrà repressa qualsiasi manifestazione illegale che turbi l'ordine pubblico".
Il 22 aprile, la capitale era una città deserta: chiusi uffici, scuole e negozi. Poche le vetture in circolazione e molti mezzi militari nelle vie sorvegliate da agenti antisommossa. Memori degli eccessi commessi dalla polizia in precedenti manifestazioni, i cittadini hanno optato per la rassegnazione ad una situazione che, ancora una volta, li vede vittime.

La situazione attuale del Mozambico è estremamente delicata con un debito pubblico passato dal 42% in relazione al PIB nel 2012 al 73,4% nel 2015, caratterizzata da una grave crisi di credibilità finanziaria per i prestiti non dichiarati ai partner internazionali e non inseriti nei conti pubblici, in un momento in cui il metical ha perso circa il 35% sul dollaro. 


Ma questa non è la sola preoccupazione del governo che deve fronteggiare, ormai da tempo, il conflitto con la Renamo e la grave siccità che ha colpito il Paese. 
Riportiamo alcuni brani di un articolo apparso su perdiodico Verdade del 4 maggio sul debito estero del Mozambico.

La crisi economica attuale si è accentuata a partire dal 2012, causata sia da fattori esterni sia politici e militari interni: una politica economica che ha concentrato ricchezze in alcuni settori, in perfetta promiscuità tra pubblico e privato, accentuando la povertà e le disuguaglianze sociali e territoriali in tutto il Paese. Sono state prese importanti decisioni senza considerare l’impatto economico che ne sarebbe seguito. Le organizzazioni finanziarie internazionali, e in particolare il FMI, non sono esenti da colpe a causa della loro influenza sulla politica economica dei paesi in via di sviluppo. Queste organizzazioni avrebbero dovuto capire a quali conseguenze avrebbe portato una gestione economica come quella impostata dal precedente governo.
 

In questo momento nessuno sa quali saranno le conseguenze di questa crisi che saranno certamente dolorose per la maggior parte della popolazione oltre che umilianti per la credibilità e l’immagine del Paese. Aumenterà il costo della vita e si ridurranno i consumi e gli investimenti. L’inflazione e la disoccupazione aumenteranno con tutti i problemi sociali che ne conseguono. Le misure anti crisi saranno purtroppo dolorose. L’aumento dei prezzi potrà causare manifestazioni anche violente che aggraveranno ancor più la crisi economica.

Ci si chiede come il Governo pagherà i debiti contratti quando oltre un terzo del bilancio interno dipende dagli aiuti internazionali. Con quali risorse economiche se gli interessi annuali aumenteranno il debito in una spirale senza apparente via d’uscita? Si chiederanno altri prestiti per pagare quelli contratti? Si aspetterà di vendere il gas naturale le cui ricerche sono in corso? E se le aspettative non si concretizzeranno come è avvenuto per il carbone, su cui erano riposte tante speranze cadute dopo il crollo del prezzo?  
 
Sono necessarie immediate misure tali da ristrutturare lo Stato e la sua funzione economica, promuovendo una maggior trasparenza e un’efficiente sistema fiscale. Occorre rivedere le spese inutili e dirigere gli investimenti in aree con effetti moltiplicatori. Deve essere sconfitta la corruzione, sempre più diffusa. Il Banco Centrale deve abbandonare un’economia estremamente politicizzata e aprirsi ad una nuova politica monetaria coordinata con quella fiscale e con i settori economici prioritari per la crescita. Ed era proprio necessario che il Banco Centrale costruisse una nuova e moderna sede in un contesto di povertà e di crisi economica come l’attuale? Occorre sviluppare un tessuto economico di piccole e medie imprese che producano per il mercato interno e che rispondano alla richiesta di generi alimentari, materiali da costruzioni, trasporti efficienti.
Le imprese pubbliche che operano in settori vitali dell’economia e in condizioni di monopolio sono un monumento all'inefficienza, alla bassa produttività, alla promiscuità tra politica e affari, a canali finanziari poco trasparenti.


La cooperazione internazionale deve cambiare in nuovi modelli di sviluppo, dove sia possibile monitorare i risultati. Il sostegno al bilancio deve concentrarsi nei settori dell’educazione, della salute, dello sviluppo rurale con interventi tali da aumentare la rendita dei nuclei familiari. 

Purtroppo dovremo continuare a trattare con il FMI che deve capire che il Mozambico del 2016 non è quello del 1985 a cui ha imposto delle severe misure di aggiustamento strutturale.
E infine, la cosa più importante: non vi sarà sviluppo economico senza la pace. La pace deve essere il primo passo per ricominciare a costruire un nuovo sistema economico.