09 maggio 2016

La guerra non dichiarata


Il Mozambico continua a vivere momenti di incertezza e il rischio di un ritorno totale alla guerra civile, terminata nel 1992 dopo 17 anni di violenze con l’accordo di pace firmato a Roma. Ma, da almeno un paio d’anni, gli scontri tra la Renamo (che rivendica il diritto di governare su cinque della dieci province in cui afferma di avere avuto la maggiorante nelle elezioni del 2014) e il Frelimo (il partito al governo che contesta questo diritto), stanno succedendosi sempre più frequentemente. Purtroppo nella mischia, oltre ai militari di entrambe le forze, le vittime sono anche i civili: la popolazione che lascia i villaggi nelle zone in cui si combatte e gli attacchi ai veicoli che avvengono sempre più spesso.

Nel mese di aprile, Human Rights Watch, l'organizzazione internazionale che si occupa della difesa dei diritti umani ha affermato che almeno 11mila persone sono fuggite dal Mozambico per rifugiarsi in Malawi per evitare le violenze dei due contendenti. Si parla di esecuzioni sommarie, abusi e maltrattamenti.

Nella scorsa settimana nella zona di Gorongosa abbiamo subito otto attacchi da parte della Renamo con sei vittime e undici feriti” ha affermato il portavoce della polizia mozambicana”. (Leggi qui l’originale). 
"Dobbiamo essere realisti. Al sud del Mozambico non vi sono problemi e tutto è tranquillo ma, nonostante ciò, il Paese è in guerra” ha commentato Fernanda Lobato, blogger di Olho de Cidadão. “Gli attacchi sono confinati in determinate zone ma le persone muoiono e i rifugiati aumentano”.
Frelimo e Renamo stanno tirando la corda – afferma Francisco Carmona, editore del periodico Savana la Renamo sostiene che accetterà il dialogo con il Frelimo solo dopo aver ottenuto il governo delle provincie, mentre il Frelimo afferma che il dialogo deve avvenire senza condizioni. Dhlakama (lider della Renamo) non si recherà mai nella capitale per questioni di sicurezza personale e Nyusi non accetterà  mai di recarsi da Dhlakama"



Il presidente Filipe Nyusi ha sollecitato più volte un incontro con Dhlakama, il lider della Renamo, che però chiede una mediazione internazionale e afferma che, costi quel che costi, la Renamo governerà sulle cinque provincie in cui ritiene di avere avuto la maggioranza dei voti. 
 
E così la guerra non dichiarata continua. Una guerra che provoca centinaia di vittime e di cui i media governativi danno poche notizie per non allarmare gli investitori. 
Nelle zone più a rischio i veicoli sono scortati dall'esercito, proprio come avveniva ai tempi della guerra civile. 

Ma questo non ferma gli attacchi: decine di civili sono deceduti o rimasti feriti in imboscate ad autocarri e autobus. Tutte le ambasciate hanno raccomandato ai loro cittadini di non viaggiare nelle regioni centrali del Mozambico.

È dei primi di maggio la notizia del ritrovamento, da parte di alcuni contadini, di una fossa comune nella località di Gorongosa, dove pare siano state contate circa 140 persone, pubblicata dal periodico Savana

Le autorità non ammettono il ritrovamento ma la zona è circondata dalla polizia e l'amministrazione locale ha negato l'ingresso ai giornalisti come ha scritto il periodico Canalmoz. 




Alcune immagini degli attacchi avvenuti gli ultimi giorni di aprile nella provincia di Sofala 



                                          Un autobus nei pressi di Macossa 



Un autocarro nei pressi di Caia



Vittime di attacchi nella zona di Gorongosa





Autocarro incendiato nei pressi di Muxungue 



Altre immagini qui.  (Attenzione: possono urtare la vostra sensibilità)