30 maggio 2016

Mozambico: manovre per riprendere il dialogo

Dal silenzioso conflitto iniziato nelle ultime elezioni (ottobre del 2014), il Mozambico vive una delle peggiori crisi politico-militari dalla fine della guerra civile, avvenuta nel 1992. I confronti armati tra il partito al governo (Frelimo) e quello dell’opposizione (Renamo) oltre che mietere vittime tra civili e militari, stanno provocando  numerosi effetti collaterali, come la fuga di migliaia di persone nel vicino Malawi e la chiusura di scuole. I dati del ministero dell’Educazione, aggiornati al 30 maggio, indicano 97 scuole chiuse nelle province del centro nord, quelle in cui gli scontri sono più numerosi. Gli alunni che hanno dovuto abbandonate la scuola per motivi di sicurezza sono oltre 34mila. 

Negli ultimi mesi, riporta un recente  articolo di Le Monde Afrique, gli scontri si sono intensificati dopo la minaccia del lider della Renamo, Alfonso Dhlakama, di prendere il potere nelle provincie del centro nord mentre vengono attaccati i veicoli che viaggiano sulle principali vie di comunicazione, in particolare autocarri e autobus sospettati di trasportare armamenti e truppe. Nelle regioni in cui avvengono gli scontri le due parti si accusano reciprocamente di eliminare i loro rappresentanti locali. Il numero di vittime reali non viene indicato dal governo e ai media viene negato l'accesso risultando difficile valutare la portata del conflitto per la mancanza di dati affidabili. Le informazioni dei contendenti divergono sistematicamente.
Pochi giorni fa  il periodico indipendente CanalMoz ha scritto che “l’esercito ha tentato di penetrare nelle aree controllate dalla Renamo ma senza successo: l’attacco è stato respinto lasciando sul terreno decine di militari”. Intanto gli scontri continuano. “Abbiamo sempre coabitato senza problemi con la Renamo – ha raccontato un abitante del villaggio di Ndande – poi l’esercito è arrivato accusandoci di  collaborare con l’opposizione e ha bruciato le abitazioni”. 

Le testimonianze ricordano i giorni bui della guerra civile e confermano le storie di migliaia di profughi rifugiati in Malawi nel campo di Kapise. Il governo mozambicano tende a giustificare l’esodo in Malawi per la siccità che sta colpendo in questi mesi diverse zone dell’Africa australe. Nell’area degli scontri, il confine tra Mozambico e Malawi è solo una linea sulla carta geografica. "Le popolazioni a cavallo del confine parlano la stessa lingua e spesso non possiedono documenti di identità. Molti nuclei familiari vivono in Mozambico e hanno il terreno che coltivano in Malawi, a volte percorrendo solo poche centinaia di metri” spiega un funzionario della polizia di Tete che, riguardo ai presunti abusi dell’esercito, sostiene che “le forze armate non compiono soprusi”. Il Mozambico oggi si trova in un importante punto di svolta di sviluppo economico ed è interessato a mostrare un’immagine positiva di fronte ai paesi donatori, in particolare dopo il recente scandalo sui prestiti nascosti
  
Questo conflitto rischia di diventare uno dei tanti conflitti africani a bassa intensità, e quindi ignorati. Nelle direttrici più a rischio l’esercito ha aumentato la presenza e i veicoli vengono scortati nei tratti più pericolosi mentre le ambasciate straniere sconsigliano ai loro cittadini di spostarsi su strada.
L’Unione Europea si è rivolta ai contendenti per un ritorno al dialogo. Uno spiraglio sembra aprirsi: il governo sta preparando un incontro tra il presidente Nyusi e il leader della Renamo in una delle città del centro del Paese. 
Auguriamoci che un accordo venga raggiunto presto.

Alcuni filmati:


Strada E6 interrotta 

Effetti sulle scuole