07 agosto 2016

Il "Comboio de Sal e Açucar"

Non fa molta notizia quello che accade in Mozambico. Come, del resto, in buona parte dell’Africa. Quando sono in gioco interessi geo-politici come per esempio in Egitto, Libia e Nigeria dove si scontrano gli “affari” di Stati Uniti, Cina, Francia, Regno Unito e Italia, allora l’attenzione dei media viene catturata.
Per il Mozambico invece basta e avanza qualche trafiletto di fondo pagina; eppure, solo per restare a un paio di mesi fa, il leader del opposizione mozambicana Afonso Dhlakama, annunciava che entro il 2017 il suo partito, la Renamo (Resistenza Nazionale del Mozambico), avrebbe assunto il controllo delle province nel centro-nord del Paese: quelle conquistate nelle elezioni del 2014, vittoria contestata dal Frelimo al potere dal termine della guerra civile nel 1992.

Scampato ad un attentato nel settembre del 2015, Dhlakama da allora è alla macchia, ha riorganizzato il partito e messo le basi per prendere il potere nelle province in cui ha vinto le elezioni; di fatto ha provocato una profonda spaccatura all’interno del Paese.
La frizione tra i due partiti è in costante aumento nonostante gli accordi per il cessate il fuoco dell’agosto 2014 mentre rapimenti e omicidi sono all’ordine del giorno. Lo stesso Frelimo ha interesse a non attirare sul Mozambico l’attenzione del mondo: il timore è perdere parte degli investimenti esteri, investimenti che si giustificano per la presenza di ricche risorse naturali, energetiche e minerarie. La rinascita di un conflitto armato spingerebbe le multinazionali a cercare investimenti altrove danneggiando l’economia del Paese.

Dunque, come dicono gli analisti, “una crisi a bassa intensità”. Ma la domanda è: fino a quando durerà? Perchè sono migliaia i mozambicani che attraversano il confine con il Malawi per cercare scampo nei campi profughi mentre è sempre più pericoloso percorrere le strade del centro-nord del Mozambico. La popolazione, terrorizzata dalle violenze sia dei ribelli che delle forze governative, abbandona città e paesi, piuttosto che affrontare un’altra guerra civile.

Il Mozambico ha un passato di colonia portoghese. La guerra inizia nel settembre 1964 e finisce nel settembre del 1974 con un cessate il fuoco cui segue, nel 1975, l'indipendenza. Il conflitto nasce come reazione allo sfruttamento delle popolazioni indigene e della loro discriminazione da parte dei portoghesi che rispondono con una sempre più numerosa presenza militare. La guerriglia del Frelimo, il partito che lotta per l'indipendenza, dura dieci anni ed è sostenuta da URSS, Cina e Cuba. Il Portogallo rinuncia ai possedimenti africani solo quando, con la “rivoluzione dei garofani” del 1974, il regime fascista di Lisbona cede il passo a una repubblica democratica. Ma in Mozambico la guerriglia continua perchè al Frelimo si oppone la Renamo, sostenuta dal Sud Africa pre-Mandela.


Il film

Comboio de Sal e Açucar, del regista Licinio Azevedo, narra una storia ambientata nel 1989, nel pieno della guerra civile. Il treno che collega Nampula al Malawi è l’unica speranza per coloro che sono disposti a rischiare la vita pur di barattare qualche sacco di sale con lo zucchero, introvabile in Mozambico a causa della guerra. Il viaggio è pericoloso, settecento chilometri in un lento procedere lungo i binari, spesso divelti per atti di sabotaggio: il treno deve fermarsi, porre i binari al loro posto e procedere. Un calvario.

Mariamu, una delle viaggiatrici più assidue, compie il tragitto insieme all’amica Rosa, un’infermiera diretta al suo nuovo ospedale. Vi sono poi il tenente Taiar, che non conosce nulla al di fuori della vita militare, un altro soldato, Salomão, con cui non va d'accordo. Se l’inizio è costituito da un orologio che non segna più l’ora e la cinepresa si dilunga in una esasperata lentezza richiamandosi a “C’era una volta il West” di Sergio Leone per poi ricordare “Ombre Rosse di John Ford: il treno è una folla di infelici, donne e bambini con la scorta dei militari.

Non ci sono i pellerossa: al loro posto ci sono i guerriglieri e il nemico non sono solo loro. 
Le donne per esempio devono fare attenzione ai militari che scortano il treno (che le dovrebbero difendere) ma non mancano le storie d’amore, proprio come in “Ombre Rosse”.
Il regista Azevedo mostra la sofferenza di un popolo defraudato dei propri sogni e derubato delle proprie speranze: un misto di composta indignazione e di dolente melanconia.


Licinio Azevedo inizia la sua carriera come giornalista per poi passare all' Istituto Nacional de Cinema mozambicano negli anni immediatamente successivi all’indipendenza. Il suo primo film è del 2003, “Disobediencia” a cui segue “Hospedes da Noite” nel 2007 e “Virgem Margarida” nel 2012.

 Fonte:  www.jobsnews.it