07 dicembre 2017

Un giorno con Judite Mboene

Ecco la giornata di un bambino che vive in occidente: si sveglia e fa colazione, poi si reca a scuola spesso accompagnato da un genitore in auto oppure con lo scuolabus; quindi ritorna a casa dove l'attende il pranzo e, dopo aver svolto qualche compito e aver giocato con gli amici, cena assieme alla famiglia. Dopo la cena un pò di televisione o qualche videogioco sino all'ora di dormire in un comodo letto. 

Ma un bambino africano come vive? 


Abbiamo trascorso una giornata con due bambini, Judite e Zefanias. 
In questa puntata del Diario vediamo come Judite Mboene trascorre la sua giornata. 


La mia giornata comincia con le prime luci del giorno. Francisco, il mio fratellino, si alza assieme a me a mi aiuta a fare i lavori domestici. Vivo con la nonna che è anziana e non ha più la forza di un tempo. La nostra casa è piccola, ha una sola stanza ma è fatta di mattoni, a differenza di tante altre case nel nostro quartiere costruite in bambù. La scuola inizia alle otto ma prima devo aiutare la nonna a fare i lavori domestici.


Per prima cosa puliamo il cortile e togliamo le foglie che sono cadute. La mamma sino a poco tempo fa viveva con noi ma poi è andata a vivere in città. All’inizio è stato difficile rimanere soli, ma ogni tanto ci viene a trovare e porta dei dolci. La nonna mi ha detto di stare tranquilla, perché un giorno ritornerà. 


Dopo aver pulito il cortile vado a prendere l’acqua. La fontana è un po' lontana, bisogna camminare quasi un chilometro, ma spesso incontro delle amiche e facciamo la strada insieme. Ci divertiamo a raccontarci delle storie e scherziamo tra di noi. Nella nostra casa non abbiamo acqua e neppure la corrente elettrica e tutti i giorni, mattina e pomeriggio, bisogna andare a prenderla alla fonte. Questo è un lavoro che devo fare io perchè per la nonna  è troppo faticoso.


Anche Francisco mi aiuta e sta imparando bene! L'acqua la utilizziamo per bere, per cucinare e per lavarci. La nonna avrebbe voluto fare un pozzo dietro alla nostra casa per non dover fare troppa strada tutti i giorni e coltivare anche un'orto, ma costa troppo e non ce lo possiamo permettere. Però nel cortile abbiamo due alberi di papaia che danno dei buoni frutti.


Prima di andare a scuola devo aiutare la nonna a preparare il pranzo. Oggi mangeremo una zuppa fatta con una verdura che si chiama cacana. È un pò amara ma molto nutriente. Bisogna tagliarla a pezzettini e farla bollire con delle foglie di mandioca. Si mangia con le arachidi tritate. La nonna dice che la cacana è anche una pianta medicinale che si utilizza per il morbillo e per curare altri disturbi.


Ora finalmente posso andare a scuola. Oggi abbiamo lezione di aritmetica e portoghese. Sono contenta di andare a scuola. Ho conosciuto tante compagne e imparo cose nuove. La mia insegnante ha molta pazienza con noi, anche se a volte la facciamo un pò arrabbiare. Allora alza la voce e ci sgrida. All’inizio dell’anno nella nostra scuola hanno distribuito agli alunni del materiale scolastico: abbiamo ricevuto penne, quaderni e matite.


Questa è la mia scuola. Gli alunni sono molti e alcune classi, come la mia, devono studiare all’aperto. Quando piove però non andiamo a scuola e quando c’è vento la sabbia entra tra i fogli dei quaderni. Invidio i miei compagni che studiano in un'aula ed hanno dei banchi per sedersi. Chissà se un giorno potrò anch’io studiare in un’aula come loro. 


Quanto torno dalla scuola aiuto la nonna a preparare la cena. Alla sera mangiamo quasi sempre polenta di mandioca con del riso o del pesce secco. Devo pestare le radici di mandioca nel mortaio sino a farle diventare farina e poi bollirla. La nonna mi ha raccontato che quando c’era la guerra era tutto molto difficile. Allora nelle campagne la gente mangiava le radici degli alberi e nelle città i negozi erano vuoti.


La nonna mi ha insegnato a cucinare anche la matapa, una minestra fatta con le foglie di mandioca e le cipolle. Cuciniamo in un angolo del cortile e usiamo il carbone. Lo vendono agli angoli delle strade in sacchettini di plastica e cerchiamo di farlo durare il più a lungo possibile perchè costa caro. Qui quasi tutte le famiglie lo usano. 


Prima di coricarci la nonna ci racconta cose accadute tanti anni fa, quando era giovane. È nata nella provincia di Gaza ed è venuta qui dopo che i soldati sono entrati nel suo villaggio saccheggiandolo. Ha raccontato anche che rapivano i bambini più grandi per istruirli a combattere. In molti allora hanno deciso di venire via. La nonna non è più tornata al villaggio perché dice che ha dei brutti ricordi e non vuole ritornarci. Ma per fortuna oggi il nostro paese vive in pace.


Dopo cena rimaniamo ancora un po' a conversare e poi ci prepariamo per la notte. Non abbiamo un letto e per dormire usiamo una stuoia di paglia. In questo periodo dell’anno di notte fa freddo e dobbiamo coprirci.

Anche oggi è stata una giornata faticosa: il trasporto dell’acqua, la pulizia della casa e del cortile, la preparazione del pranzo e della cena.
La nonna spegne la lanterna a petrolio e ci augura la buona notte.