15 marzo 2020

Mozambico: un anno dopo il ciclone

Un anno dopo il ciclone Idai, un evento climatico senza precedenti in Africa australe, si stima che in Mozambico oltre 2,5 milioni di persone, di cui circa la metà minori, necessitano ancora di assistenza umanitaria. 


Nel marzo del 2019 il ciclone colpiva le regioni centrali del Mozambico di Manica e Sofala inclusa la città portuale di Beira. Un mese dopo è stata la volta del ciclone Kenneth a colpire il nord del Mozambico mentre la siccità infieriva nel sud con conseguenze disastrose per l’agricoltura e la sicurezza alimentare. 
Tutti questi fenomeni hanno esaurito la capacità di recupero delle famiglie togliendo loro il sostegno alimentare.
Con uno degli indici di sviluppo umano più bassi al mondo (180 su 189 paesi), oltre il 46% della popolazione mozambicana vive al di sotto della soglia di povertà. Questa situazione rende difficile ai nuclei familiari reagire e riprendersi. Le agenzie di sostegno delle Nazioni Unite stanno implementando programmi che prevedono l’aumento della resilienza per le popolazioni rurali, anche in previsione del ripetersi dei fenomeni climatici. 
Sono state create delle brigate sanitarie che utilizzano biciclette o motociclette per raggiungere aree remote e curare i bambini affetti da malnutrizione. Sino ad oggi, 653.000 bambini di età inferiore ai cinque anni sono stati curati per malnutrizione grave e migliaia di vite sono state salvate con cure mediche e adeguate integrazioni terapeutiche.

Cicloni, inondazioni e siccità hanno compromesso le infrastrutture idriche e igieniche e causato epidemie come il colera, a cui i bambini sono particolarmente vulnerabili. Le Nazioni Unite hanno condotto una campagna di vaccinazione contro il colera che ha interessato circa un milione di persone, oltre alla riparazione di centinaia di fonti d’acqua contaminate e la distribuzione di prodotti di igiene domestica.

Tuttavia, saranno necessarie ancora risorse per i lavori di recupero in corso, in 
particolare per la riabilitazione delle strutture scolastiche e per i programmi di mitigazione dei fenomeni climatici, con l’obiettivo di proteggere i bambini in futuro i bambini dalle catastrofi naturali.

Una veduta della città di Beira. Gli abitanti sono circa 450mila
Nella città portuale di Beira, rimasta danneggiata per l’80% delle infrastrutture, continua la ricostruzione. Oggi una parte della città ha un volto nuovo: riabilitati edifici crollati, dipinti altri con colori vivaci, sistemate le strade, piantati nuovi alberi. 
Nell’anniversario del ciclone, il 14 marzo scorso, il sindaco ha inaugurato un memoriale che ricorda le vittime del ciclone.

L'inaugurazione del memoriale (14 marzo 2020)

Oltre l'inaugurazione del memoriale è iniziato un programma di ripopolamento di alberi per sostituire quelli distrutti dal ciclone, organizzato dall'associazione "Beira Verde" con il patrocinio del Municipio.

Il sindaco di Beira mentre pianta un nuovo albero

Il ripopolamento è stato organizzato dall'associazione Beira Verde
Sempre nello stesso giorno si è svolta una cerimonia religiosa alla quale ha partecipato il sindaco di Beira, David Simango, in occasione della ricostruzione della chiesa cattolica nel quartiere di Macuti, rimasta danneggiata dal ciclone.

Un momento della cerimonia religiosa
La chiesa di Macuti prima e dopo la ricostruzione

Le promesse di ricostruzione da parte della comunità internazionale nei giorni seguenti il ciclone, sono state mantenute solo in parte ed oggi per il Mozambico si intravedono difficoltà.



 Le conseguenze del clima che cambia

Nel 2019, per la prima volta in un’unica stagione delle piogge il Mozambico è stato colpito da due cicloni devastanti. Il Paese è tra i più poveri al mondo. Le emissioni di CO2 pro-capite sono oltre 50 volte inferiori a quelle di uno statunitense. Eppure nel 2019 il Mozambico ha pagato molto caro il costo di un cambiamento climatico di cui ha ben poche responsabilità.
Prima, tra il 14 e il 15 marzo 2019, il ciclone Idai aveva colpito con venti fortissime e piogge le province centrali, distruggendo molti villaggi.
Una potenza distruttiva ancora maggiore l’ha dispiegata il ciclone Kenneth, che il 25 aprile 2019 aveva devastato le regioni settentrionali.
Secondo il rapporto delle organizzazioni internazionali che hanno valutato la situazione dopo il disastro, il passaggio di Idai e Kenneth ha causato danni e perdite per 3,2 miliardi di dollari, circa un quinto del Prodotto interno lordo del Paese.



Nelle settimane successive al ciclone Idai, il Programma alimentare mondiale ha portato aiuti a 1,8 milioni di persone, ma molte altre hanno ancora bisogno di sostegno per rialzarsi. A febbraio, il Pam ha dovuto dimezzare le razioni alimentari distribuite a mezzo milione di persone nella zona di Sofala, la provincia maggiormente toccata dal ciclone, a causa della mancanza di finanziamenti. E a marzo 2020, se non arriveranno fondi supplementari, dovrà interrompere il proprio programma di aiuti.



Secondo le Nazioni Unite, servirebbero altri 91 milioni di dollari per aiutare le persone a ripartire. Tra le principali emergenze a cui rispondere c’è, prima di tutto, la fame. 
Il Mozambico è tra i Paesi maggiormente afflitti dalla malnutrizione e a fare le spese delle conseguenze negative del ciclone sono stati soprattutto i più poveri.


Molte delle famiglie la cui casa è stata distrutta da Idai erano contadini che hanno perso il raccolto e non hanno potuto far ritorno ai propri villaggi: oggi, tra le comunità colpite da Idai, il 43% dei bambini sotto i 5 anni soffre di grave malnutrizione.

Ma la fame non è l’unico grave problema che si trova ad affrontare il Mozambico. Nell'ottobre del 2019 il Paese è stato chiamato alle urne per eleggere il presidente, il parlamento e i governatori delle province. Il Frelimo, il partito del presidente uscente Filipe Nyusi, ha vinto con il 73% dei voti. Il candidato del partito di opposizione Renamo, Ossufo Momade, ha ottenuto il 22 per cento. Nel rapporto pubblicato successivamente, la missione di osservazione elettorale ha denunciato brogli elettorali che mettono in discussione la legittimità del voto.
Gli osservatori hanno evidenziato irregolarità in tutte le fasi delle elezioni, evidenziando brogli nel conteggio dei voti, nelle stime di affluenza, nella gestione dei registri elettorali.
Lo stesso candidato dell'opposizione non ha riconosciuto l’esito delle elezioni denunciando le irregolarità e presentando ricorso alla Corte suprema che ha però smentito per mancanza di prove.




Fonti: 
www.unicef.org
www.osservatoriodiritti.it